Rimini "focolaio" No Vax, 25% non vaccinati (compresi medici e infermieri)

·4 minuto per la lettura
- (Photo: getty)
- (Photo: getty)

Un cittadino su quattro non immunizzato, 80 infermieri e 54 medici sospesi dal lavoro perché riluttanti alla vaccinazione: sono i numeri di Rimini, enclave da storicamente permeabile alle suggestioni No Vax. Mentre l’ondata antivaccinista costringe l’azienda sanitaria a correre per sostituire gli operatori sanzionati, in Consiglio comunale, dopo le ultime amministrative, siede Matteo Angelini, eletto del Movimento 3 V, ovvero “Vaccini vogliamo verità”. E in Italia non è solo: l’altro consigliere M3V è Ugo Rossi, nominato nientemeno che a Trieste.

Insomma: “Trieste chiama, Rimini risponde”, verrebbe da dire, citando lo slogan dei manifestanti No Pass che in queste settimane hanno sfilato per le vie della città capitanati proprio da Angelini (che peraltro è salito allo scranno comunale ottenendo il 4,1% alle urne). Un motto, quello dei No Pass, che pare essersi tradotto in scelta più diffusa: in provincia di Rimini soltanto il 75% della popolazione vaccinabile è stata completamente immunizzata contro il Covid-19, un dato al di sotto della media nazionale che supera ormai l′83%.

In una regione assai virtuosa come l’Emilia-Romagna, Rimini è un’enclave da sempre refrattaria alle vaccinazioni. Il dottor Maurizio Grossi, presidente dell’Ordine dei medici di Rimini, sottolinea all’HuffPost che la situazione cittadina è consolidata: “Niente di nuovo. Ormai da anni siamo la provincia fanalino di coda in Emilia-Romagna per adesione alla campagna vaccinale pediatrica. E nonostante la nostra città sia stata duramente colpita dal Covid, contando anche quattro vittime tra i medici, in Regione siamo ultimi anche per quanto riguarda le immunizzazioni contro il virus. Negli ospedali la situazione è ancora sotto controllo e, come ormai avviene in tutta Italia, i ricoverati sono ormai soltanto pazienti non vaccinati”.

“L’Albo dei Medici di Rimini conta 2.200 colleghi: 54 medici sospesi perché non vaccinati equivalgono al 2%, una percentuale che rappresenta più del doppio della media nazionale che si attesta sotto l′1%. Le carenze stanno affliggendo gli ospedali ma riguardano anche la medicina di base: in questi giorni, l’azienda sanitaria sta facendo i salti mortali per trovare sostituti per le aree scoperte”, spiega il dottor Grossi.

Il presidente dell’Ordine dei medici di Rimini racconta di aver chiamato i medici sospesi “uno per uno, cercando di convincerli a vaccinarsi. Alcuni si sono convinti, qualcun altro mi ha detto: ‘Mi vaccino. Ho bisogno di lavorare, tengo famiglia’”. Altri ancora hanno provato a far cambiare idea a me, dicendomi che ero in torto: allora ho capito che contro l’irrazionalità più profonda ogni argomentazione razionale diventa inutile”.

Parlando dell’atavica opposizione ai vaccini in città, basta tornare indietro di qualche anno per scoprire le polemiche che seguirono il decreto legge Lorenzin, con cui nel 2017 venne reintrodotta l’obbligatorietà delle vaccinazioni a scuola.

“Ventisette bambini esclusi dagli asili a Rimini. Un provvedimento doloroso, ma necessario per difendere la salute della comunità dalle scelte folli ed egoiste di alcuni genitori. Però questi 27 bambini non sono solo un pericolo per gli altri: sono soprattutto in grave pericolo loro stessi. Gli manca la protezione nei confronti di gravi malattie. Il pericolo non svanirà tenendoli a casa, e prima o poi si ripresenterà durante la loro vita, anche molti anni dopo. Chi difende l’incolumità di questi bambini?”, scrisse ai tempi il virologo Roberto Burioni sul suo sito MedicalFacts commentando una notizia proveniente dalla città dell’Adriatico.

Ma da dove nasce la permeabilità alle suggestioni No Vax della città adriatica? “Difficile dirlo, ma sicuramente in città da molti anni fa sentire la sua influenza il comitato Comilva, associazione nota per le sue posizioni contrarie alla vaccinazione che ha saputo creare un seguito, moltiplicandolo in era recente grazie a internet e ai social network”, risponde il dottor Grossi. Nato negli anni Novanta, il Coordinamento del Movimento Italiano per la Libertà di Vaccinazione ancora oggi prosegue la sua attività e formula ricorsi contro i vaccini pediatrici obbligatori.

Lo scorso gennaio, Comilva era balzato agli onori delle cronache a causa della rimozione della sua pagina Facebook a causa di contenuti giudicati irrispettosi degli “standard della community in materia di disinformazione” in quanto avrebbero potuto “causare violenza fisica”. L’avvocato Luca Ventaloro, consulente dell’associazione, aveva commentato: “Per chi come noi cerca di fare informazione in modo meticoloso, rispettoso della verità, utilizzando fonti di informazione certificate e riscontri precisi resta un mistero il significato di queste espressioni. Normalmente per confutare uno scritto ci si impegna a farlo con argomenti validi, non con la censura o impedendo il dibattito”.

Oltre a Comilva, aggiunge il dottor Grossi, ad esercitare influenza probabilmente anche “la presenza di alcuni medici seguaci di medicine non convenzionali che sono diventati punti di riferimento per cittadini e famiglie riminesi. Si tratta di un sistema che si è sempre automantenuto”. “Purtroppo durante la pandemia, a causa di un’informazione spesso confusa sui vaccini, il problema si è alimentato ulteriormente” aggiunge il medico, che però vuole sottolineare come a fronte di una cinquantina di colleghi No Vax “2.150 si siano immunizzati per proteggere se stessi e gli altri”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli