Rinascita, è la parola di Alessia Gazzola contro la violenza sulle donne

a cura di Monica Ceci
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Photo credit: Getty Images
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From ELLE

Abbiamo chiesto a 15 autori di libri, spettacoli, canzoni di raccontare la violenza con una parola. Le loro 15 scelte sono diventate il nostro dizionario. Per ricordarci che ci sono tanti modi di fare o subire un abuso. E altrettanti di liberarsene


Rinascita: è la parola di Alessia Gazzola. Il suo ultimo libro è Costanza e buoni propositi (Longanesi), ovvero le avventure della paleopatologa Costanza Macallé

Subire un atto che non si desidera, subire gesti, sberle, parole più dolorose di sberle, che sia per una sola volta o per lungo tempo, uccide.

Può non sopprimere il corpo, ma ucciderà lati interi della personalità. Devasterà la voglia di vivere, funesterà l’autostima, l’amore per sé, forse anche la sessualità. Inficerà i rapporti con gli altri, la fiducia, l’intera visione delle relazioni, le prospettive, i sogni. La morte è figlia della violenza anche quando suo malgrado la vita resiste, perché l’abuso cade come una mannaia su tutto ciò che si amava, su tutto quello che si percepiva come sereno, sulla speranza di poter essere felici, o senza arrivare a tanto, anche solo normali.
Di tutto questo sé che è andato perso, non resta che l’ombra o il ricordo. Come Euridice, è intrappolato nell’Ade e aspetta che Orfeo lo riconduca alla vita senza che commetta l’errore di voltarsi troppo presto. Come Orfeo, si può superare il limite del buio e richiamare Euridice alla luce del giorno, ma non avere fretta è la chiave.
Tra tutti i sentimenti assaltati dalla violenza, ce n’è uno che resta latente: la fiducia nella capacità della vita di rigenerarsi sempre. Ridestarlo è difficile ma non impossibile.
In This is us, il dottor K dice a Jack: prendi il limone più aspro che la vita potesse darti e fanne qualcosa di simile a una limonata. Si può trasformare la violazione, il sopruso, l’essere stati annichiliti in qualcosa di diverso e disperatamente forte? Ci si può provare. Richiamare alla vita noi stessi, anche a costo di seguire un sentiero buio con la paura che Orfeo si volti. Uscire dall’Ade, rivedere la luce, rinascere.
L’identità del prima non verrà più restituita. Forse non si smetterà mai di percepire la vita come spezzata in due, ma la normalità e la gioia possono tornare a farne parte. Si può timidamente rifiorire, come i boccioli di un’orchidea che sembra rinsecchita e destinata alla pattumiera, ma in fondo al vaso, nascoste, le radici sono ancora vive e pronte a rinascere al primo cenno di primavera.