Rinnovata detenzione Zaki in Egitto, Amnesty: decisione atroce

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 2 feb. (askanews) - Patrick Zaki dovrà restare in carcere in Egitto per altri 45 giorni. La decisione, che era stata anticipata già ieri dalla stampa locale, due ore dopo la fine dell'udienza, è diventata ufficiale oggi. Il Tribunale del Cairo ha deciso di rinnovare la detenzione preventiva dello studente dell'Università di Bologna, in carcere dal 7 febbraio dello scorso anno, ha confermato la sua legale Hoda Nasrallah. E' "una decisione assurda, atroce, arbitraria e crudele, che farà entrare Patrick nel secondo anno di detenzione. Non smettiamo di lottare e continuiamo a chiedere #freepatrickzaki", ha scritto Amnesty International su Twitter, dando ulteriore conferma delle indiscrezioni circolate ieri.

Zaki, 28 anni, è stato rapito lo scorso anno all'aeroporto internazionale del Cairo al suo arrivo da Bologna, dove vive e studia per un Master universitario. Zaki, secondo la pagina Facebook "Patrick libero", è stato torturato - anche tramite elettroshock - senza che gli venisse imputata alcuna accusa. Il 25 agosto, per la prima volta da marzo, ha potuto avere un breve incontro con sua madre. In tutti questi mesi la famiglia ha ricevuto da Zaki solo due brevi lettere a fronte delle almeno 20 che lo studente aveva scritto e inviato.

Ieri, poco dopo la chiusura dell'udienza per l'eventuale rinnovo o revoca della pena, la decisione del giudice è stata anticipata dalla stampa egiziana, senza che la legale del giovane egiziano fosse avvisata. Una circostanza che ha destato indignazione in Italia. "Alla fine dell'udienza precedente, il 17 gennaio, l'avvocata Hoda Nasrallah dovette aspettare oltre 48 ore prima di conoscerne l'esito. Questa volta il giudice ci ha messo poco: neanche due ore dopo, aveva già comunicato la sua decisione: ai giornali filo-governativi, che infatti hanno dato subito la notizia, ma non all'avvocata", ha scritto ad esempio Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia.

"È stato l'ennesimo sfregio alle procedure, ai diritti, alla dignità dei prigionieri. Risultato ulteriori 45 giorni di carcere disposti dal giudice nei confronti di Patrick Zaki", ha aggiunto Noury, ricordando che secondo l'accusa "i motivi della sua carcerazione rimangono sempre" e le "indagini proseguono ancora".

Alla base dell'inchiesta egiziana ci sono 10 presunti post su Facebook, che la procura del Cairo si rifiuta di far vedere alla difesa di Zaki. Secondo l'accusa, questi post sarebbero la testimonianza dell'uso da parte di Zaki di "un account su una rete internet internazionale", aperto con lo scopo di "destabilizzare l'ordine pubblico, compromettere e mettere in pericolo la sicurezza della società".

All'udienza di ieri, che si è svolta alla presenza di Zaki e dei suoi legali, ha assistito anche un funzionario dell'ambasciata italiana, nell'ambito del programma di monitoraggio processuale coordinato dall'Unione Europea. Al momento quello dello studente egiziano rappresenta l'unico caso che viene costantemente monitorato da un gruppo di Paesi stranieri grazie all'iniziativa italiana. Negli ultimi giorni la Farnesina, attraverso la sua ambasciata al Cairo, aveva continuato a sensibilizzare le autorità locali sul caso in questione, al fine di favorire la pronta scarcerazione del giovane studente.