Ripensare il carcere è possibile: il modello Udine

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AGI - Puntare sulle strutture penitenziarie, ripensate e riorganizzate ponendo al centro il trattamento dei detenuti, per realizzare appieno il dettato costituzionale sulla funzione rieducativa della pena e il successivo reinserimento in società.

Un “compito titanico ma non impossibile”, lo definisce il capo dell'Amministrazione penitenziaria Bernardo Petralia: “tutti i nostri sforzi – sottolinea in un'intervista all'AGI - sono concentrati su questo obiettivo”.

Un esempio a cui guardare è il progetto che riguarda il carcere di via Spalato a Udine: una struttura edificata nel 1924, all'interno della città, che si appresta a diventare un modello grazie a un piano triennale di ristrutturazione e recupero di spazi.

A breve sarà avviata la procedura per lavori che porteranno a realizzare nuove aree trattamentali: la sezione femminile, abbandonata da oltre 20 anni, sarà recuperata per creare un polo didattico e di formazione per chi vive nel penitenziario, mentre alcuni ex alloggi demaniali, collocati nell'area più attigua alla città, saranno predisposti per ospitare esclusivamente i detenuti in semilibertà, che di giorno lavorano all'esterno e di notte rientrano in carcere, come una sorta di 'ponte' tra restrizione e libertà per chi è ammesso a tale beneficio. Inoltre, lavori di recupero riguarderanno anche un cortile, oggi poco utilizzato, per farne uno spazio di ritrovo per i detenuti, forse anche con un teatro. 

Il progetto Udine – che, secondo le previsioni, verrà completato nel 2024 - sarà realizzato con fondi di bilancio del Dap: “rientra tra i programmi che saranno finanziati con nostri fondi – spiega Petralia – per la prima volta abbiamo deciso di stanziare per il trattamento dei detenuti oltre 20 milioni di euro. Allargheremo ancora lo sguardo per verificare, assieme ai provveditorati regionali, ciò che si potrà fare in altre strutture ora non utilizzate”.

Allo stato, interventi in questo senso sono stati avviati anche a Lecce – dove a breve sarà consegnato un padiglione ristrutturato per dedicarlo interamente alle attività di trattamento – a Padova e a Firenze Sollicciano. Per 8 padiglioni in ristrutturazione – a Santa Maria Capua Vetere, Reggio Calabria, Viterbo, Rovigo, Ferrara, per citare alcuni – saranno invece utilizzati i fondi Pnrr, ed eseguiti lavori in linea con i principi indicati dalla commissione ministeriale sull'architettura penitenziaria che ha di recente concluso i suoi lavori.

“Ogni nostro sforzo viene fatto tenendo al centro della nostra attenzione l'articolo 27 della Costituzione che parla di pena come rieducazione del condannato – afferma il capo del Dap – e io giro quanto più possibile le carceri per rendermi conto delle condizioni in cui vivono i detenuti e quelle in cui lavora il personale di Polizia penitenziaria: se le strutture funzionano, se funziona il percorso trattamentale, è un bene per l'intera comunità. Tutto va rivisto e riorganizzato non solo nell'ottica di avere più posti letto, quindi dal punto di vista della quantità, ma, soprattutto, in funzione qualitativa, per consentire spazi maggiori e un benessere maggiore. Un 'nuovo volto' del carcere – conclude Petralia -  che per il Dap è la priorità”.

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