Risaie senza una goccia e pesca in crisi. I danni della siccità in Italia

In Italia è in corso la più grave siccità degli ultimi 70 anni. A inizio luglio il governo italiano è stato costretto a dichiarare lo stato di emergenza in cinque regioni del Nord. Ma le precipitazioni sono state scarse anche nelle ultimissime settimane.

In alcune aree dove l'acqua prima era stata quasi sempre una certezza, la crisi idrica sta colpendo la gente comune nelle località più isolate e le autorità locali, regionali e nazionali stanno affrontando l'emergenza come possono.

I produttori di riso scelgono quali campi irrigare e quali lasciare morire (nel Paese che è il più grande produttore di riso in Europa). Un produttore di mais ci ha detto che aveva già perso il 30% dei suoi raccolti e si aspetta che molte altre piante morissero prima della stagione del raccolto. I canali di irrigazione delle risaie sono letteralmente ricoperti di ragnatele, come nei film.

L'agricoltura è finora - e di gran lunga - il settore più colpito dalla mancanza d'acqua, ma non è l'unico. Vicino a Piacenza, alcuni pescatori hanno salvato i pesci agonizzanti nei piccoli corsi d'acqua colpiti dalla siccità. Insieme agli organi delle autorità locali li trasportano in acque sane in altri fiumi della regione.

In alcune parti del fiume Po, il livello dell'acqua è così basso da aver creato in vaste porzioni delle paludi. Si è fermata anche l'estrazione industriale di sabbia: le barche non possono accedere alle piattaforme di estrazione. Il proprietario di un ristorante vicino al Po guarda il fiume una terrazza esterna, con vista sul bacino del Po. "Questo ristorante apparteneva ai miei grandi genitori. Quando ero bambino, da questa terrazza pescavo direttamente nel fiume", ci racconta. "La canna raggiungeva facilmente l'acqua e c'erano molti pesci, ora invece si tocca facilmente il fondale: non c'è praticamente nessun pesce", ci ha spiegato.

Le soluzioni di lungo termine ci sono, lungaggini burocratiche e lentezze politiche permettendo. Il direttore generale dell'Agenzia Interregionale per il Fiume Po Meuccio Berselli ci ha elencato quali sono gli interventi necessari da fare.

Dobbiamo trattenere l'acqua quando piove e rilasciarla quando ce n'è bisogno, ci vuole un concetto diverso dietro l'attività dei depuratori, che devono produrre acqua pulita per l'agricolutra. Bisogna migliorare le reti, visto che il 40% dell'acqua viene perso a causa dell'infrastruttura, e bisogna migliorare la tecnologia e l'innovazione nei sistemi di irrigazione.

Ma tutto questo richiede tempo e denaro, lo dicono tutti. Nel frattempo, è necessario trovare soluzioni a breve termine per problemi urgenti, come la mancanza di acqua potabile. Diverse aziende di distribuzione di acqua potabile intorno al Lago Maggiore sono in prima linea per riempire i serbatoi d'acqua nei villaggi come Caprezzo, in provincia di Verbania.

Per quanto possa sembrare impensabile, i piccoli villaggi ai piedi delle Alpi si sono riscoperti interamente dipendenti dalle autobotti come quella che guida Samuel. Durante l'ennesima giornata senza precipitazioni ha dovuto fare quattro viaggi per portare l'acqua al serbatoio del villaggio. Insieme ai suoi colleghi, riesce a garantire l'acqua per 600 mila abitanti della zona, tra cui ci sono anche le industrie e alcune strutture alberghiere del Lago Maggiore. Sono operazioni che in futuro, anche in queste zone così ricche di fonti, potrebbero diventare sempre più necessarie.

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