Risarcimento danni del terremoto in Emilia: le incertezze dovute al decreto sulla Protezione Civile

Il terremoto in Emilia accende, ancora una volta, i riflettori sul Dipartimento nazionale di Protezione civile. Sì, perché il Governo Monti non fa eccezione e come la maggior parte dei Governi che si sono succeduti da quando la Protezione civile esiste, ha deciso di mettere mano al Dipartimento e di provvedere ad un suo riordino, motivandolo con la necessità di sopperire con urgenza ad un vuoto normativo che si è generato dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 22 del 16 febbraio 2012. Nella sentenza, la Corte bocciava alcuni emendamenti del decreto milleproroghe convertito in legge il 27 febbraio 2011, una sorta di decreto-calderone che spesso contiene emendamenti per nulla attinenti al tema principale del decreto, inseriti nel disegno legge che avrebbe dovuto operarne la conversione. Gli emendamenti bocciati erano quelli relativi alla cosiddetta "tassa sulle disgrazie": emendamenti che introducevano nella legge istitutiva della Protezione civile (n. 225 del 1992) due commi attraverso i quali, di fatto, scrive la Corte costituzionale, «lo Stato, pur trattenendo per sé le funzioni in materia di protezione civile, ne accolla i costi alle Regioni stesse».

Cancellati i due commi, il Governo ha ritenuto che fosse necessario decretare d'urgenza in merito, per colmare, appunto, il "vuoto normativo". Anche se, in realtà, tornava ad essere viva e vegeta la legge 225 del 1992, e nonostante il parere negativo della Conferenza delle Regioni, esplicitato dal presidente, Vasco Errani (che, per un tragico scherzo del destino, è anche il Governatore della regione Emilia Romagna), che avrebbe voluto una concertazione attraverso un disegno legge, non rilevando affatto ragioni d'urgenza.

In questo decreto, oltre a questioni che riguardano più specificamente il Dipartimento di Protezione civile e la sua organizzazione – non vale la pena di approfondire qui – si parla anche del risarcimento per gli immobili danneggiati da calamità naturali, e si introduce un principio che era già caro all'ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, ovvero quello dell'assicurazione privata. Il primo comma dell'articolo 2 (Coperture assicurative su base volontaria contro i rischi di danni derivanti da calamità naturali) parla della possibilità di estendereai rischi derivanti da calamità naturali «le polizze assicurative contro qualsiasi tipo di danno a fabbricati di proprietà di privati».

Una possibilità, dunque. Non un obbligo. Ma nel secondo comma, che stabilisce la necessità di una stesora del regolamento per questa tipologia di polizze assicurative si legge anche che uno dei criteri sarà l'«esclusione, anche parziale, dell’intervento statale per i danni subiti da fabbricati».

Dietro l'angolo si nasconde, dunque, un fatto: prima o poi, se questo Decreto dovesse passare e se il regolamento ne confermerà i criteri, l'assicurazione contro le calamità naturale diventerà implicitamente obbligatoria se si vorrà avere la speranza di essere risarciti.

Leggi anche: 250miloni di euro persi nel terremoto: i danni per l'economia


E per quanto riguarda l'Emilia? Cosa accadrà? Se in rete girano già teorie allarmistiche che danno per certo il fatto che le vittime non verranno risarcite, è necessario considerare il fatto che ci troviamo in una fase transitoria, dovuta al tempo necessario per la conversione in legge del decreto e poi per la stesura del regolamento che, a sua volta, prevederà una sperimentazione del regime assicurativo.

Le vittime del terremoto emiliano, dunque, dovrebberoo ancora rientrare nella copertura danni garantita dallo stato ma – alla faccia della necessità di coprire il vuoto normativo – in verità ci si trova in una fase di assoluta incertezza. Non resterà, ai terremotati, che controllare spesso e volentieri il sito della Camera dove si registra il dibattito che riguarda la conversione del Decreto legge (atto Camera 5203) il sito del Dipartimento della Protezione civile e quello del Governo e leggere attentamente il documento che decreterà lo stato d'emergenza e poi le relative ordinanze, per capire cosa sarà di loro. A rigor di logica e di buon senso, bisognerebbe essere ottimisti: quale Governo avrebbe il coraggio di imporre misure così tanto impopolari, in una fase così transitoria e così a ridosso di un terremoto? D'altra parte, in tempo di crisi e di austerity è lecito aspettarsi di tutto.





Ricerca

Le notizie del giorno