I rischi che ci fanno correre gli inglesi

Ieri le università del Canada hanno invitato i loro studenti a tornare a casa. La figlia di miei conoscenti italiani che si trova lì deve rientrare e lei, con i genitori, sta cercando di capire come fare: è possibile che la ragazza debba passare per Londra, dove però, grazie a Boris Johnson, rischia di contrarre il coronavirus e di portarlo da noi.
Il mondo globalizzato è questo.

Il mondo è davvero una Casa comune ed è così non perché lo dice la Laudato Si di Papa Fancesco, ma perché chi lo grida implacabile è il coronavirus. È noto quanto fu decisivo il ruolo delle malattie nella conquista delle Americhe ma ora, quanto imparavamo annoiati a scuola, è una terribile realtà quotidiana: nel giro di pochissimo quanto avvenuto in una sconosciuta terra cinese è arrivato da noi portato non dalle caravelle ma dai jet. Per questo l'Inghilterra non può decidere come se fosse "un'isola isolata dal resto del mondo": non lo è, e per questo non può deliberare in maniera assolutamente indipendente come contrastare il Covid19.

La Gran Bretagna è una nazione di 55 milioni di abitanti e, come illustra il fatterello dell'incipit che riguarda i miei conoscenti, ha una capitale, Londra, che per molti versi è il centro del mondo.

Gli inglesi possono decidere se guidare a destra o a sinistra, possono deliberare la Brexit o meno, ma non possono scegliere di vanificare gli sforzi che Italia, Spagna, Francia, Germania, Stati Uniti e così via, stanno mettendo in atto. Il convoglio navale viaggia con la velocità della nave più lenta e poiché il coronavirus non conosce confini geografici, volenti o nolenti fanno parte del convoglio anche gli inglesi.

La linea che il governo Johnson intende adottare - e che l'OMS tramite Mike Ryan raccomanda di non adottare - secondo molti esperti sarebbe motivata da ragioni economiche. L'Inghilterra, messa alle corde dalla Brexit, accettando 300.000 morti risparmia sul PIL mentre guadagna le quote di mercato che il resto dell'occidente perde a motivo della decisione di mettere al primo posto la salute dei cittadini mentre cerca di minimizzare il numero di decessi.

Il piano inglese, disumano e inconcepibile per noi italiani che stiamo affrontando con grande sforzo e sacrificio le conseguenze tragiche del virus, diventa inaccettabile se di fatto ci viene imposto. E così sarebbe, visto che nel mondo globalizzato non è possibile blindare la Gran Bretagna.

Ci rimane da sperare che quanto dichiarato dal governo inglese sia solo la prima fase di quel dialogo interno caratteristica di ogni democrazia. Fino a prova contraria, un governo che dice sciocchezze si può ravvedere o essere messo in minoranza. In fin dei conti, fino a non poche settimane fa anche noi dubitavamo di quanto fosse corretto chiudere le scuole o rimanere a casa.

Confido che gli inglesi siano migliori del loro governo. Se così non fosse le conseguenze sarebbero pericolosissime. Cosa accadrebbe a un imprenditore italiano, a un ricercatore, a uno studente, a un operaio, che costretti a rimanere fermi per settimane, scoprissero che i loro prodotti, il loro lavoro, la loro ditta, viene surclassata da quegli inglesi che, mentre noi proteggevamo i più deboli, hanno lasciato che i loro deboli morissero continuando a lavorare come se niente fosse? E, non è finita, perso un mercato, un lavoro, uno stipendio, si ritrovassero a propria volta contagiati perché chi se l'è presa e ne è guarito, gironzola libero e impunito per il mondo?

È uno scenario catastrofico che mi rifiuto di considerare credibile ma credo che i governi europei dovrebbero prendere delle misure per aiutare gli inglesi a ragionare. Churchill predicava lacrime e sangue ma lo faceva agli inglesi, non a tutto il mondo; Johnson, dopo essersi fatto quattro conti, fingendo di parlare coi suoi, predica lacrime e sangue agli europei mentre loro si fanno i soldi, e questo non va bene.

Personalmente non voglio credere che la rischiosissima strategia di Johnson possa durare. Mentre scrivo il numero dei contagiati ufficiali in Inghilterra sta registrando un'impennata e credo pertanto che la fase di contenimento sociale si imporrà.
Ma la preoccupazione rimane altissima.