A rischio 1/3 della spesa alimentare degli italiani

·3 minuto per la lettura
Coldiretti: i ristoranti perdono 6 clienti su 10 con il Dpcm
Coldiretti: i ristoranti perdono 6 clienti su 10 con il Dpcm

Con i nuovi limiti di orario nella ristorazione si perdono 6 italiani su 10 (63%) che almeno una volta al mese mangiano la sera fuori casa, con un drammatico impatto sull’intera filiera agroalimentare dai campi alle tavole. È quanto emerge da una analisi di Coldiretti in riferimento al varo del decreto Ristoro per compensare gli effetti dell’ultimo DPCM sull’emergenza Covid. Dai ristoranti alle trattorie, dalle gelaterie alle pizzerie fino ai pub sono molte le realtà che trovano sostenibilità economica solo grazie al lavoro serale e che ora decidono addirittura di non aprire per gli elevati costi e la mancanza di clienti. Per molte strutture la pausa pranzo – precisa la Coldiretti – non è sufficiente per garantire la copertura dei costi tenuto conto anche della mancanza di turisti e della diffusione dello smart working che ha drammaticamente tagliato il numero di clienti.

Il risultato è il drastico crollo dei consumi fuori casa che mette a rischio 1/3 della spesa alimentare degli italiani con un impatto sull’intera filiera alimentare nazionale che perde oltre un miliardo di euro di fatturato per le mancate vendite di cibo e bevande nel mese interessato dal decreto, dalla carne al pesce, dal vino all’olio, dalla frutta alla verdura, dai formaggi ai salumi. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato.

Ad essere più colpiti i ristoranti che sono il luogo preferito per il consumo serale fuori casa (65%), al secondo posto le pizzerie con servizio al tavolo (59%), al terzo posto i fast food (10%) e i pub (9%) secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Fipe dalle quali emerge che la fascia di prezzo su cui si attesta una cena-tipo è tra i 10 e i 20 euro, anche se più di un terzo degli italiani riserva ad una singola cena dai 21 ai 30 euro.

L’emergenza rischia di penalizzare ingiustamente anche l’agriturismo nazionale che può contare secondo Campagna Amica su 24mila realtà diffuse lungo tutta la Penisola spesso situate in zone isolate in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto. Si tratta forse dei luoghi dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche e alleggerire gli assembramenti nelle città.

Nella ristorazione sono coinvolte circa 330mila tra bar, mense e ristoranti lungo la Penisola ma anche 70mila industrie alimentari e 740mila aziende agricole lungo la filiera impegnate a garantire le forniture per un totale di 3,8 milioni di posti di lavoro.

“Le limitazioni alle attività di impresa devono dunque prevedere un adeguato sostegno economico lungo tutta la filiera e misure come il taglio del costo del lavoro con la decontribuzione protratta anche per le prossime scadenze superando il limite degli aiuti di Stato” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare la necessità di “interventi rapidi a fondo perduto per agriturismi e ristoranti per incentivare l’acquisto di prodotti alimentari Made in Italy”.