Rischio crisi di governo, botta e risposta Salvini-Di Maio

Mos

Roma, 7 ago. (askanews) - Il rischio di una crisi di governo è sempre più concreto, dopo una giornata difficile caratterizzata dalla differenziazione tra i due azionisti della maggioranza gialloverde nel voto sulla Torino-Lione. I due vicepremier - Matteo Salvini e Luigi Di Maio - si sono parlati a distanza: il primo chiarendo che che la Lega non è interessata "ad avere qualche poltrona in più" e il secondo che rivendica il "no" alla Tav. Intanto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte rimanda "a data da destinarsi" la conferenza stampa prevista per domattina.

Dopo la bocciatura della mozione dei Cinque stelle sulla Tav al Senato e il voto della Lega col Pd a favore del controverso progetto, Salvini ha incontrato Conte. Dopo aver mantenuto il riserbo subito dopo l'incontro, ha parlato a Sabaudia di fronte a una folla di sostenitori. "L'ultima delle cose che ci interessano è avere qualche poltrona in più. Non ci interessa qualche poltrona o ministero in più", ha detto Salvini. "I sette ministri, le sette poltrone della Lega sono a disposizione degli italiani. Fare i ministri per il gusto di fare i ministri non ci interessa: o si possono fare le cose o la parola torna al popolo", ha continuato il ministro dell'Interno.

"Non mi uscirà mai una parola negativa né su Luigi di Maio né su Giuseppe Conte", ha poi precisato Salvini. "Per 11 mesi abbiamo lavorato per fare leggi che interessano agli italiani. Negli ultimi due-tre mesi qualcosa si è rotto, quelli che erano i sì prima sono diventati dei no". Ma questo, per il ministro dell'Interno, non è più il momento dei no. "Qualcuno oggi votava sì al futuro, ai treni veloci. Chi sceglie la Lega sceglie il futuro".

Di Maio ha affidato la risposta a Salvini a un post su Facebook. "Qualunque sarà la conseguenza noi siamo orgogliosi del nostro NO a un'opera come la Torino-Lione, un'opera nata vecchia, di 30 anni fa, senza un futuro. Un'opera che vogliono solo Bruxelles e Macron", ha scritto Di Maio in un post su Facebook. "Tra i Sì, in questo periodo, sentivo sempre dire che l'opera avrebbe creato occupazione. È un approccio curioso e strumentale. Con questo discorso, dunque, dovremmo aprire 10 inceneritori in ogni Comune, discariche, dovremmo trivellare i nostri mari, riportare il nucleare mandando a quel paese un referendum popolare? Oppure dovremmo lasciar lavorare le mafie in santa pace, non combattere gli evasori, non chiudere le coop coinvolte nel business dei migranti? Non dovremmo fare tutto questo perché, forse, crea occupazione?" si è chiesto retoricamente. "E no, questa - ha risposto - non è la nostra visione di futuro!"