'Rischio di nuove epidemie tra i bimbi', allarme Waidid

(Adnkronos) - L'estate che finisce, l'autunno alle porte, il ritorno a scuola e alla vita di tutti i giorni senza più mascherine e distanziamento anti-Covid. La normalità ritrovata rischia di aprire le porte ad "altre malattie infettive emergenti che potrebbero diffondersi tra i giovanissimi, come l'infezione da virus respiratorio sinciziale (Rsv), principale causa di bronchiolite e polmonite nei bambini". Mettono in guardia contro il "pericolo di nuove epidemie" i pediatri e gli infettivologi riuniti nei giorni scorsi a Milano per il IV Congresso di Waidid (World Association for Infectious Diseases and Immunological Disorders). "Con la fine delle restrizioni da Covid - avvertono - inevitabilmente alcuni agenti patogeni finora tenuti a bada potrebbero trovare una nuova diffusione, grazie alla mancata azione di contrasto negli ultimi 2 anni".

"Non c'è dubbio che le restrizioni a cui sono stati sottoposti bambini e piccoli studenti abbiano avuto un impatto efficace anche contro altri agenti patogeni come l'Rsv, del quale abbiamo riscontrato un calo complessivo dei casi negli ultimi 2 anni - afferma la presidente Waidid Susanna Esposito, professore ordinario di Pediatria all'Università di Parma, direttore Clinica pediatrica Ospedale Pietro Barilla, Azienda ospedaliero-universitaria di Parma - Ecco perché, con la ripresa della normalità di cui siamo tutti contenti, siamo esposti a un rischio concreto di nuove epidemie che potrebbero mettere a rischio la salute dei più piccoli".

A preoccupare gli specialisti è soprattutto l'Rsv, nell'infanzia la principale causa di malattie respiratorie che richiedono ricovero, nonché di morte correlata a infezione delle basse vie respiratorie nel primo anno di vita. A livello globale - ricorda Waidid - si registrano ogni anno 33,1 milioni di casi e 3,2 milioni di ospedalizzazioni. Il virus, che rispetto agli altri agenti patogeni causa da solo il 40% delle polmoniti gravi, è responsabile ogni anno di oltre 118mila decessi tra la popolazione di età pediatrica. In Europa l'incidenza è tra 10 e 28 casi su mille nei bambini di età inferiore a un anno; tuttavia, i tassi di incidenza degli studi possono essere sottostimati.

L'impatto del virus sinciziale, in termini di incidenza e gravità - prosegue Waidid - varia molto con l'età: l'Rsv causa un notevole carico ambulatoriale tra i bambini di età inferiore ai 5 anni, ma provoca una morbilità significativa anche nell'anziano e nel paziente di qualsiasi età immunocompromesso. Tuttavia, le conseguenze più gravi sono predominanti tra i bimbi di età inferiore a un anno. Attualmente non esiste una profilassi per questo virus, evidenziano gli specialisti. Per i bambini con infezione da Rsv grave è disponibile solo una terapia di supporto (ossigeno supplementare, liquidi per via endovenosa e ventilazione meccanica). La profilassi disponibile con l'anticorpo monoclonale palivizumab è limitata ai nati prima delle 29 settimane di gestazione o con comorbidità specifiche: circa il 4-6% dei bimbi da 1 a 3 anni.

"I potenziali approcci preventivi per neonati e bambini piccoli attualmente in fase di studio includono la vaccinazione delle donne in gravidanza, che può avere però un'efficacia limitata al brevissimo periodo e alla stagionalità - precisa Esposito - l'utilizzo di anticorpi monoclonali nel neonato e lo sviluppo di un vaccino da impiegare nei primi mesi di vita, che però è reso estremamente complicato dalla possibilità di indurre una risposta immunitaria protettiva".

In vista di un possibile boom di infezioni da Rsv, legato principalmente all'aumento di bambini che non hanno acquisito l'infezione nelle scorse stagioni, "è fondamentale recuperare il terreno perso - esorta Esposito - ripristinare un'adeguata sorveglianza per evitare gravi conseguenze. Le attuali opzioni di profilassi sono, oltre che costose, limitate a categorie a rischio e richiedono la somministrazione di dosi multiple durante il periodo di circolazione dell'Rsv, che nel nostro emisfero inizia in ottobre e termina a fine aprile. Fortunatamente in futuro le strategie includeranno l'impiego di nuovi anticorpi monoclonali in stato avanzato di sperimentazione, i cui risultati si annunciano incoraggianti, sia in termini di efficacia sia di sicurezza e di rapporto di costo-beneficio".