A rischio il potere M5s a Roma

Gabriella Cerami

Lo spettro di una corruzione sistemica e trasversale, che coinvolge anche il Movimento 5 Stelle, si manifesta proprio a Roma che doveva essere riscattata dopo le macerie di Mafia Capitale. Come se nulla fosse cambiato, rimanendo eternamente uguale a se stessa. È quanto emerge quando all'alba sono scattati gli arresti per una vicenda di presunta corruzione che ruota attorno alla costruzione dello stadio della Roma. Unica grande opera che Virginia Raggi - non coinvolta nei fatti, come precisato dalla procura - intende realizzare e che ora è stata quantomeno macchiata.

L'uomo chiave, finito agli arresti domiciliari, è Luca Lanzalone, presidente di Acea nominato dall'amministrazione Raggi e consulente legale del Campidoglio, uomo di fiducia non solo del sindaco ma anche dei vertici M5s. Scelto per sbrogliare l'ingarbugliata vicenda dello stadio della Roma e trattare per la diminuzione delle cubature con il costruttore Luca Parnasi, agli arresti anche lui. Tra gli indagati c'è anche il capogruppo 5Stelle in Campidoglio Paolo Ferrara che nel 2017 aveva seguito con Lanzalone la trattativa che portò alla modifica del primo progetto.

Il vento del cambiamento si infrange così sul Campidoglio e rende ancora più problematico un momento delicato per il Movimento 5 Stelle tra elezioni amministrative senza successo e protagonismo esondante di Matteo Salvini. Lo strumento delle intercettazioni, che nel programma grillino ha assunto un valore particolare e di rivendicata diversità rispetto agli altri partiti, è proprio quello su cui si fonda buona parte dell'impianto accusatorio dell'inchiesta dei giudici romani sulla costruzione del nuovo stadio della Roma. Così la giustizia, che è sempre stato il cavallo di battaglia dei pentastellati, e anche nel contratto di governo è il capitolo qualificante del grillismo (basti pensare all'agente provocatore o al lapsus del premier sulla presunzione di colpevolezza), produce una nemesi presso di loro.

L'impatto della notizia...

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