Rischio tsunami nel Sebino fa meno paura, frana sta decelerando

Red
·2 minuto per la lettura
Image from askanews web site
Image from askanews web site

Milano, 19 mar. (askanews) - Il rischio di onde di maremoto che si potrebbero formare in seguito al potenziale caduta di una grossa quantita di roccia e detriti nel Lago d'Iseo fa meno paura anche perché la frana sta decelerando. È quanto emerso durante un incontro in videoconferenza con i tecnici incaricati dalle Comunità montane del Basso Sebino e dei Laghi bergamaschi di coordinare la Pianificazione di emergenza di Protezione Civile per gli abitati interessati dalla potenziale frana del monte Saresano, a Tavernola Bergamasca (Bg). Nel corso del vertice sono stati illustrati a tutti gli enti pubblici interessati le prime risultanze delle modellazioni.

Le simulazioni dell'onda di maremoto effettuate hanno avuto come base gli scenari di frana già studiati dall'Università di Milano Bicocca, partendo dallo scenario più catastrofico, che è stato valutato anche come lo scenario meno probabile ma al quale va ricondotta tutta la pianificazione di emergenza in corso di redazione.

"Le prime simulazioni, nello scenario peggiore (volume frana a lago di 2 milioni di metri cubi) - ha riferito in una nota l'assessore alla Protezione civile Pietro Foroni -, mostrano che le zone più interessate dall'eventuale maremoto sono quelle di Tavernola e di Monte Isola e, in subordine, di Marone. Anche tutto il resto del lago potrà essere interessato da onde di maremoto ma di intensità via via decrescente sia verso nord che verso sud. Non appena sarà consegnato il primo report analitico, potranno essere precisati i valori e le quote Comune per Comune in relazione ai quali stabilire la pianificazione d'emergenza".

"Il quadro complessivo emerso dalle simulazioni di maremoto - ha aggiunto l'assessore -, ancora da validare ed approfondire, è comunque decisamente più rassicurante rispetto alle notizie uscite nei giorni scorsi sulla stampa; a ciò si aggiunge il fatto che anche la frana sta costantemente decelerando sino ad uscire dalla 'fase di attenzione' prevista nelle procedure di gestione del rischio".