## Ristoratori a Draghi: servono indennizzi, non sopravviviamo

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 10 feb. (askanews) - "Abbiamo bisogno di indennizzi, come stanno facendo in Germania: così non si può sopravvivere". Secondo Pasquale Naccari, ristoratore fiorentino, portavoce TNI Italia e presidente di Ristoratori Toscana, ormai è forse troppo tardi e una parte della ristorazione italiana, fiore all'occhiello del made in Italy e dell'agroalimentare, "si è persa per sempre". Mentre il neo premier incaricato Mario Draghi fa le consultazioni con le parti sociali, i ristoratori spiegano ad Askanews che "ormai la ristorazione italiana è terreno di caccia per gli investitori, che possono comprare di tutto a basso prezzo".

Sotto accusa, la mancanza di aiuti adeguati da parte del Governo: "quello che abbiamo ottenuto finora ci fa solo accumulare debito - spiega Naccari - noi siamo la categoria più colpita di tutte e in modo ingiusto". Anche le timide riaperture fino alle 18 nelle zone gialle, si stanno rivelando un boomerang perchè "si passa in un attimo da zona gialla ad arancione, e chi ha riaperto si trova con le cambuse piene e poi scopre che in alcune regioni si deve richiudere". Naccari, che ha un ristorante a Firenze, spiega che nella città d'arte toscana "il 30-40% dei locali non ha riaperto" quando la regione è passata in zona gialla.

E la crisi è ancora più nera per quanto riguarda le città d'arte, dove mancano i turisti. Ci sono ristoranti da lunedì a giovedì chiudono e restano aperti solo nel fine settimana, quando c'è un po' di clientela italiana", che però può andare al ristorante solo a pranzo, perchè alle 18 si chiude, fatto salvo l'asporto e il delivery consentiti fino alle 22.

Lo scorso fine settimana, secondo alcune recenti stime, quasi 7 italiani su 10 nelle zone gialle sarebbero andati a pranzo fuori, ma Naccari è più che scettico: "io vorrei che ci dimostrino che 7 italiani su 10 siano andati al ristoranti lo scorso fne settimana. L'agenzia delle Entrate è in grado di dire come è andata, sicuramente non come dicono. E' una follia fare questo tipo di comunicazione, noi siamo vuoti".

Certo, se il Governo concedesse ai ristoranti di riaprire, in zona gialla, anche a cena fino alle 22 "qualcosa si inizierebbe a risolvere". Sull'ipotesi si sta lavorando: dopo il pressing di Fipe-Confcommercio e Fiepet Confesercenti, il Cts il 4 febbraio scorso aveva aperto alla possibilità di valutare in modo differente i diversi profili di rischio all'interno del variegato settore della ristorazione, privilegiando chi ha a disposizione spazi e sedute per la consumazione di cibi e bevande. Ma ancora non è stata presa alcuna decisione. Secondo stime di Coldiretti e Filiera Italia, la possibilità di apertura serale a cena vale l'80% del fatturato di ristoranti, pizzerie ed agriturismi.

Il vero problema per i ristoratori, ribadisce Naccari, è il canone di affitto: "è un costo che non si può sostenere da chiusi". Da questa considerazione, arriva una proposta "di solidarietà", ovvero che dell'affitto si faccia carico per il 70% lo Stato, per il 20% il conduttore e per il 10% il locatore. "In questo modo - spiega Naccari - chi affitta perderebbe solo il 20%, una inezia rispetto a noi che abbiamo perso tutto, una cifra assolutamente accettabile. Ora stanno arrivando migliaia di richieste di sfratti e decreti ingiuntivi e questo non è equo e non fa parte di quel principio di solidarità a cui ci si era appellati".

Oggi Confcommercio e Confesercenti hanno incontrato il premier incaricato per le consultazioni. Saranno loro a parlare a nome dei ristoratori. "Se fossi io ad andare da Draghi - dice Naccari - gli porterei i dati dell'Agenzia delle Entrate dove si capisce a quanto corrispondono gli aiuti ricevuti rispetto al fatturato. E così Draghi avrebbe tutto chiaro, perché è matematica, un mero calcolo. Considerando affitto, conguagli, quote legate a festività non godute per i dipendenti in Cig, bollette e costi fissi, nel complesso gli aiuti hanno rappresentato mediamente tra il 3 e il 4% del fatturato mensile".