La storia del ritorno del Ponte sullo Stretto di Messina

Andrea Signorelli
Il progetto del Ponte sullo Stretto

A volte ritornano. È il caso del famigerato ponte sullo Stretto di Messina, colossale progetto per il quale l’Italia, nel corso degli anni, ha speso cifre impressionanti senza che mai i lavori iniziassero e che sembrava relegato al passato, tra i sospiri di sollievo di quanti - non solo ambientalisti - lo ritenevano uno scempio e un pericolo ambientale. Il capitolo sembrava essere stato definitivamente chiuso nel 2012, ma sarebbe invece improvvisamente e inaspettatamente ricomparso in un allegato del Documento di economia e finanza: 1.287.324.000 euro stanziati in favore della Società Stretto di Messina S. p. a.

Il fondo sarebbe stato scoperto dai deputati di Sel all’interno delle tabelle di aggiornamento del Programma infrastrutture strategiche. Un errore? Pare di sì.

"Un'errata lettura di una tabella dell'Allegato Infrastrutture del Def ha indotto a ipotizzare un rifinanziamento del Ponte sullo Stretto di Messina". Così il Ministero delle Infrastrutture e trasporti smentisce che ci sia un rifinanziamento dell'opera. La precisazione arriva dopo l'interrogazione presentata da Sel.

Proprio sul possibile stanziamento in favore del Ponte, era pronta un’interrogazione parlamentare al ministro Lupi, in cui si legge: “E' di una eccezionale gravità, considerato che l'Allegato Infrastrutture rappresenta il documento programmatico del governo per eccellenza in materia infrastrutturale, il sospetto che questa riassegnazione possa essere varata anche successivamente alla discussione della legge di stabilità 2015, considerate le esternazioni recentemente rese dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti in favore della realizzazione del ponte stesso".

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Sel chiede al governo Renzi di chiarire immediatamente, nella speranza che non ci si trovi di fronte a una riapertura del "dossier Ponte". Se così fosse, spiegano, vorrebbe dire che “il ministro Lupi si è ricordato di essere stato in Forza Italia” e sarebbe il segno “della continuità tra il governo Renzi e gli anni passati”. L’Italia non ha bisogno di un Ponte sullo Stretto, spiegano i deputati di Sinistra Ecologia e Libertà, e nemmeno delle altre grandi opere che il governo sta sostenendo: “L’unica opera di cui il nostro paese ha davvero bisogno è il riassetto idrogeologico”.

Ma è possibile che il fondo per il Ponte riemerga così all’improvviso dal nulla? La realizzazione dell’opera era stata sospesa dal governo Monti nel 2012, revocando proprio il fondo di 1,3 miliardi che è ricomparso nel Def. La questione sembrava essersi chiusa definitivamente, tanto che Eurolink, il consorzio che di quel progetto si occupa, aveva aperto un contenzioso con lo Stato, per ricevere il pagamento delle penali in seguito allo stop del progetto.

Che però qualcosa bollisse in pentola si sospettava da settembre, quando l’amministratore delegato di Salini-Impregilo, che guida il consorzio Eurolink, aveva fatto sapere a margine dell’assemblea societaria di essere disponibile a rinunciare alla penale qualora il progetto dovesse ripartire e spiegando anche di averne parlato con Matteo Renzi (“Ma senza ricevere alcuna richiesta”). Un errore grossolano, un tentativo di “buttarla lì” per poi valutare le reazioni, o davvero si sta pensando di far ripartire uno dei progetti più dispendiosi e criticati della storia d’Italia?