Rivolta San Vittore, danni ingenti al terzo e al quinto raggio

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Milano, 9 mar. (askanews) - Sarebbero ingenti i danni provocati da un gruppo di detenuti che questa mattina hanno dato vita ad una rivolta nella casa circondariale di San Vittore a Milano. Secondo quanto è possibile apprendere, oltre a salire sul tetto, i reclusi avrebbero danneggiato gravemente diverse celle del terzo e del quinto braccio e due infermerie, sfasciato arredi e suppellettili, oltre ad aver acceso roghi dando fuoco a coperte, materassi e tutto quello quello a cui potevano appiccare le fiamme. Non risultano invece persone ferite, mentre le autorità stanno valutando l'eventualità di trasferire alcuni detenuti in altri penitenziari ma si è ancora in attesa che la polizia penitenziaria riprenda il completo controllo dell'intera struttura.

Sempre da quanto è possibile apprendere sembra che la rivolta sia partita da alcuni detenuti del terzo raggio, a cui si sarebbero aggiunti quelli del quinto, mentre i reclusi della altre sezioni avrebbero partecipato alla protesta con la cosiddetta "battitura" contro le inferriate e le porte delle celle, o esponendo stracci in fiamme dalle finestre.

Per capire l'esatta portata degli eventi, a San Vittore è arrivato, scortato dalla polizia, il pm Alberto Nobili, coordinatore della sezione distrettuale antiterrorismo della procura meneghina, che ha incontrato i vertici della casa circondariale. A San Vittore, per una manciata di minuti, è stato anche il questore di Milano, Sergio Bracco.

Al contrario, per portare la propria solidarietà ai rivoltosi, fuori dal carcere si sono radunati una ventina di anarchici che hanno scandito slogan e hanno cercato di interloquire con i detenuti sul tetto, controllati a vista da poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa che fin dall'inizio della protesta, questa mattina, sono intervenuti all'esterno del carcere che sorge in una zona centrale del capoluogo lombardo. Per allontanare il gruppo di dimostranti dall'ingresso posteriore, poco prima delle 16 gli agenti hanno effettuato una breve carica di alleggerimento. E' possibile che gli anarchici possano essere raggiunti in serata da altri antagonisti.

Nata dalla protesta contro la limitazione dei colloqui con i familiari e gli ingressi dei volontari decisa un paio di giorni fa dall'Amministrazione penitenziaria nell'ambito delle misure per arginare la diffusione del Coronavirus, la rivolta che ha coinvolto quasi trenta istituti di pena italiani è sempre più finalizzata a cercare di ottenere misure alternative al carcere (dai permessi alle misure alternative fino all'indulto) come forma di tutela dal contagio da Covid-19 e come soluzione immediata al cronico problema del sovraffollamento. In questo senso chiedono un trattamento sanitario più idoneo per i soggetti tossicodipendenti, che rappresentano un quarto della popolazione detenuta. Da tempo, anche le associazioni che si occupano di carcere, come ad esempio Antigone, chiedono, in estrema sintesi, di adottare "provvedimenti capaci di ridurre il flusso in ingresso e di aumentare quello in uscita".