Roberta Ragusa, confermati 20 anni di reclusione al marito

Roberta Ragusa, confermati 20 anni di reclusione al marito

La Cassazione ha confermato la condanna a 20 anni di reclusione ad Antonio Logli per l'omicidio della moglie, Roberta Ragusa. L'uomo è accusato inoltre della distruzione del cadavere della donna scomparsa nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 dalla sua casa di Gello, nel comune di San Giuliano Terme (Pisa). Il corpo della 44enne non è mai stato ritrovato. Nella serata del 10 luglio la Suprema Corte ha considerato inammissibile il ricorso della difesa dell'imputato e ha reso definitivo il verdetto emesso il 14 maggio 2018 dalla Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

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Le tappe del caso Ragusa

Subito dopo la scomparsa della donna, i sospetti si erano concentrati sul marito, Antonio Logli, ma a marzo del 2015 il gup di Pisa, dopo l’udienza preliminare, aveva prosciolto l'uomo dalle accuse perché "il fatto non sussiste". Poco dopo è balzato alle cronache il nome di Sara Calzolaio, baby sitter e amante del marito di Roberta Ragusa, oggi compagna a tutti gli effetti di Logli. La donna è intervenuta numerose volte per difenderlo, ma a "incastrarli" sono state le numerose telefonate tra i due. Per gli inquirenti Roberta è stata uccisa al culmine di una lite con il marito, dopo aver scoperto l'esistenza di un'amante. Logli ha sempre negato tutto, ma due testimoni (tra cui un vicino di casa della coppia) hanno riferito di averlo visto in giro la notte della scomparsa della Ragusa (dunque non si trovava a letto a dormire, come invece ha sempre dichiarato). Il 21 dicembre 2016 il tribunale di Pisa lo ha condannato a 20 anni di carcere, dopo cinque anni di indagini. Condanna confermata il 10 luglio 2019.

La reazione dei famigliari e di Logli

I parenti di Roberta Ragusa sono scoppiati a piangere dopo la lettura della sentenza dei giudici della I sezione della corte di Cassazione che conferma la condanna a 20 anni di reclusione per Antonio Logli. “Finalmente si smetterà di dire che mia cugina era in giro a divertirsi. Mia cugina è morta, lo ha detto anche la Cassazione. Giustizia è fatta”, ha commentato un famigliare della donna. "Non è giusto, non ho fatto niente, non capisco perché", ha gridato un disperato Logli subito dopo aver appreso la notizia dai suoi legali. L’uomo è stato portato nel carcere di Livorno.