Roberto Battiston: "Non possiamo ancora dare il Covid per finito. Londra docet"

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Roberto Battiston (Photo: Giorgio Onorati/ANSA)
Roberto Battiston (Photo: Giorgio Onorati/ANSA)

“Abbiamo tenuto a bada l’incendio. A luglio la variante Delta, altamente contagiosa, ha preso il sopravvento anche in Italia, ma in agosto l’ondata che ci ha colpiti è stata dieci volte più piccola di quella dell’ottobre 2020. Tutto questo è stato possibile grazie ai vaccini, al Green pass e alle altre misure, senza le quali oggi saremmo in una situazione ben peggiore di quella dell’autunno 2020. Il contagio è un meccanismo esponenziale: intercettato in tempo tende a rimanere piccolo e controllabile”. A parlare all’HuffPost è il professor Roberto Battiston, fisico dell’Università di Trento e coordinatore del locale Osservatorio del dato Epidemiologico in collaborazione con Agenas.

“Le misure messe in atto, soprattutto il piano vaccinale – prosegue Battiston – hanno permesso un risultato straordinario: una riapertura sostanziale del Paese che non ha visto una replica del picco di positivi verificatosi lo scorso anno in coincidenza con la ripresa dell’anno scolastico e delle altre attività. Rispetto al 2020 siamo partiti da numeri estivi più alti ma, per contro, da metà agosto siamo in continua decrescita, anche se negli ultimi giorni si osserva un leggero rallentamento. Il calo dei casi registrati di Covid, la prevalenza, comunque prosegue”.

Professore, quindi siamo all’ultimo miglio?
“Non possiamo ancora cantare vittoria. I numeri ci dicono che l’epidemia è ancora in corso. Anche se il muro del vaccino è abbastanza solido, va ulteriormente fortificato. Questo è possibile soltanto proseguendo con l’immunizzazione della popolazione, non abbandonando l’uso delle mascherine e le misure anti-contagio. La lezione, d’altronde, ci arriva dal Regno Unito: nonostante gli alti tassi di vaccinazione, la decisione di riaprire ed eliminare le misure di distanziamento nel mese di luglio è stata il preludio all’attuale situazione di contagi fuori controllo. A fronte di una popolazione simile a quella italiana, oltremanica ormai da settimane si registrano 30 mila nuovi infetti al giorno (in Italia sono stati 2.494 nelle ultime 24 ore, ndr), i decessi settimanali sono quattro volte quelli registrati nel nostro Paese, così come sono altissimi i tassi di ospedalizzazione in intensiva e nei reparti ordinari. Ecco perché non dobbiamo abbassare la guardia”.

In Italia invece tutti gli indicatori sono al ribasso. L’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità dice che l’Rt è a 0,83, ovvero “sotto la soglia epidemica”. L’incidenza settimanale è 34 casi ogni 100 mila abitanti, ben al di sotto della soglia critica di 50. In calo anche i posti letto occupati in terapia intensiva come nei reparti ordinari. Segnali di normalità?
“È giusto guardare i valori medi complessivi, ma bisogna andare oltre. Va ricordato che alcune città e province italiane superano ancora le soglie di guardia. Ravenna e Trieste, per esempio, presentano un’incidenza settimanale di 92 e 81 casi ogni 100 mila abitanti, rispettivamente. E ci sono altre dieci province che superano la soglia critica dei 50 casi. Questo, ribadisco, significa che il virus è presente, continua a lavorare e che esiste un serbatoio di infetti sul territorio (rappresentato dai circa 80 mila infetti attivi registrati in tutta Italia) che non dobbiamo sottovalutare. Guardiamo fuori dai nostri confini - al Regno Unito, alla Russia, agli Usa – e pensiamo a preservare i risultati raggiunti”.

Con quale percentuale di vaccinati potremmo dirci tranquilli?
“Per dirci tranquilli con la variante Delta, dovremmo raggiungere l’88-90% della popolazione vaccinata, bambini e giovanissimi inclusi: un risultato praticamente irrealizzabile. Al momento la percentuale di popolazione italiana over 12 che ha completato il ciclo vaccinale ha superato l′80%. A parte gli adulti non ancora immunizzati, rimane fuori la fetta di popolazione composta dai bambini sotto i 12 anni per cui non c’è ancora apposita indicazione d’uso dei vaccini anti-Covid. Va ricordato che quando i bambini si infettano fortunatamente sviluppano la malattia perlopiù in forme lievi, ma sono comunque in grado di diffondere il contagio. Per questo non possiamo contare soltanto sul vaccino, ma dobbiamo usare tutte le misure a nostra disposizione”.

Il Green pass sta facendo sentire i suoi effetti sui numeri della pandemia?
“Direi proprio di sì. I dati di almeno 16 regioni italiane mostrano, nel periodo metà agosto-fine agosto, quindi a circa quindici-trenta giorni dall’introduzione della certificazione verde, una fase di rapido calo dell’indice Rt. L’effetto non è stato identico in tutte le regioni, probabilmente occorre tenere conto del differente flusso turistico di quel periodo. Però un cambio di andamento collegabile al Green pass appare evidente nei dati. Non è un caso se la strategia italiana ha recentemente ricevuto il plauso di Anthony Fauci, capo della task force anti-coronavirus della Casa Bianca, e se oggi abbiamo numeri più bassi della Germania”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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