Roberto Formigoni: «Dimissioni per la Minetti? Sarebbe un bel gesto»

Intervista al presidente della Regione Lombardia: dai presunti viaggi-regalo alle dimissioni di Renzo Bossi, da Nicole Minetti al voto di castità che s'impegna a osservare

«Non ho mai ricevuto alcuna regalia da nessuno». Il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni ribadisce la sua versione di fronte alle indiscrezioni che filtrano dalla nuova inchiesta sulla Clinica Maugeri di Pavia, e che lo vedono destinatario di presunti viaggi-regalo e pressioni da parte di Pierangelo Daccò e Antonio Simone, imprenditori di area ciellina vicini al governatore. Ma l'intervista, pubblicata da Vanity Fair nel numero in edicola il 18 aprile, va molto oltre. A partire dal terremoto che sta falciando la rappresentanza leghista in Regione - un terremoto partito con le dimissioni di Renzo Bossi.

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Non la imbarazzava un po’ l’idea di avere in Consiglio un ventenne senza studi né esperienza?
«I giovani in qualche modo devono iniziare. Certo, il consiglio che io do sempre è quello di laurearsi e costruirsi una professione per non essere ricattabili».

Lascia perplessi, come ha notato Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, che un principiante intaschi uno stipendio triplo di quello del governatore di un grande Stato americano.
«Hanno parlato di 12 mila euro al mese: sono 9 mila».

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Comunque troppi: nel clima in cui viviamo, non sarebbe opportuno ridurre lo stipendio dei consiglieri?
«In Lombardia lo abbiamo già fatto due volte, di un 10% per cento l’una. E siamo la Regione col minor numero di consiglieri per abitanti: 80 per dieci milioni di persone. Piuttosto bisognerebbe premiare le Regioni che amministrano bene – abbiamo chiuso in pari nonostante i tagli di Roma, e in un Paese dove gli imprenditori si suicidano perché lo Stato paga i fornitori a tre anni, paghiamo a 60 giorni – e punire quelle in deficit».

Lei parla di merito, ma se Renzo Bossi si è dimesso, del Consiglio regionale continua a far parte Nicole Minetti, indagata per induzione e favoreggiamento della prostituzione minorile. Si è scoperto in questi giorni che, a processo dell’ex premier già iniziato, dove lei è teste, Berlusconi le ha «regalato» 400 mila euro abbondanti: è merito questo?
«Quando vidi il nome nel listino bloccato e poi le foto a Colorado, chiesi informazioni a don Verzé, dato che lavorava come igienista al San Raffaele. Mi disse: è una ragazza acqua e sapone, con la Tv si mantiene. Col senno di poi...».

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Non pensa che anche la Minetti, come Renzo Bossi, dovrebbe fare un passo indietro?
«Le dimissioni sono personali, certo un bel gesto aiuterebbe».

Lei fa parte, fin da quando aveva 24 anni, dei Memores Domini, un’associazione laica, nata in seno a Comunione Liberazione, i cui membri scelgono di vivere i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza. Conferma di aver fatto questi voti?
«Certo».

Difficili da mantenere.
«La vita è difficile: anche sposarsi, crescere figli, non è una passeggiata».

Pentito?
«Mai».

Momenti di crisi?
«Quelli, certo. I peccati li commettiamo tutti, e io sono un grande peccatore».

Non ha mai incontrato una donna capace di farle pensare: la sposo, cambio idea?
«Più di una».

E il voto di castità?
«L'impegno a osservare il voto c'è. Dopodiché, siamo nel mondo».

Ha sempre accanto donne molto belle.
«Io amo la bellezza, e la bellezza della donna è la più squisita del creato. Un dono del cielo».

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