Roberto Vecchioni: "Ho sconfitto 3 tumori e non bevo da 7 anni. Dio? Ci credo e basta"

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- (Photo: Marco Cantile via LightRocket via Getty Images)
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Dall’infanzia agli inizi della carriera, passando per i successi e il rapporto con la famiglia, fino alla salute e al rapporto con la spiritualità. Roberto Vecchioni si racconta in una lunga intervista ad Aldo Cazzullo sulle pagine del Corriere della Sera.

“Una delle sue canzoni dice: ‘Milady smettila di bere, ti spacco in testa quel bicchiere...’”, gli ricorda il giornalista. E Vecchioni confessa:

“Infatti ho smesso. Del tutto: neanche un sorso di vino. Sette anni fa. Mi accorsi che stavo male, che perdevo tempo e attenzione per i figli”.

Vecchioni di figli ne ha quattro: Francesca dal primo matrimonio, Carolina, Arrigo ed Edoardo da Daria, sua moglie da quarant’anni. A chi gli domanda che nonno sia, il cantautore risponde:

″...Passo il Natale a organizzare giochi per figli e nipoti. Abbiamo una casa sul lago di Garda, con un giardino che viene illuminato a giorno, le renne, un Babbo Natale alto tre metri. Sono un maestro di Mercante in fiera, invento indovinelli pazzeschi, e poi la caccia al tesoro, la tombola, ma anche gli scacchi, il bridge, i quiz... Pure le cose pericolose vanno affrontate come un gioco: un esame, una canzone da cantare per la prima volta, una malattia. Ho avuto tre tumori, tre operazioni, a un polmone a un rene alla vescica. Eppure ho compiuto 78 anni e sto benissimo”.

Roberto Vecchioni racconta poi il suo rapporto coi sogni (“una sovrapposizione positiva della realtà”) e confessa di farne spesso di premonitori, come quelli in cui ha visto di vincere Sanremo. Nel 2011 è successo davvero:

“Ne ero sicuro. Arrivai, feci le prove, andai a cena: il ristorante era vuoto. Alla fine della prima serata, dopo aver cantato Chiamami ancora amore, fuori dallo stesso ristorante c’erano quattrocento persone. Capii che il sogno era vero”.

Alla domanda “lei crede in Dio?”, Vecchioni replica:

“Sì. E non le dirò la solita menata tipo “ci credo a modo mio”. Ci credo e basta. Da cattolico, sia pure poco praticante. Come faccio ad esserne sicuro? Perché il mondo è imperfetto. Se fosse perfetto, senza un clinamen, senza deviazioni, allora non ci sarebbe Dio. Invece Dio c’è, perché ci ha permesso, con il libero arbitrio, di affrontare il male e il bene”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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