Robiola di Roccaverano Dop, in 2020 produzione cresce del 3,4%

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 8 feb. (askanews) - Nonostante la pandemia, nel 2020 il consorzio della Robiola di Roccaverano Dop ha visto un aumento della produzione. Durante il primo lockdown, con il fermo dei ristoranti e dei mercati rionali, buona parte delle forme di formaggio erano rimaste invendute nei caseifici; poi la scelta di affrontare la situazione rivolgendosi direttamente ai consumatori con un messaggio chiaro e veritiero sul momento negativo. E' stato infatti in quel preciso istante che il Consorzio di Tutela ha deciso di chiedere un aiuto ai consumatori che si sono attivati con l'intento di non farsi mancare un prodotto di primissima qualità.

Parallelamente il Consorzio e i singoli produttori non hanno perso tempo nell'organizzarsi con le vendite on line, porta a porta, con l'ausilio del nuovo sito internet garantendo le consegne a chi richiedeva il formaggio. Le vendite sono così tornate in poco tempo ad essere ai livelli del pre lockdown e la domanda aumentata. Con la domanda, anche la produzione ha avuto un ritocco al rialzo passando dalle 490.389 forme - pari a 148.128 Kg di formaggio - del 2019 alle 506.254 - pari a 151 tonnellate di prodotto - del 2020 con un aumento del 3,4% circa.

Oltre al dato positivo sull'aumento delle forme in questi giorni al Consorzio si discute per rivedere alcuni passaggi del disciplinare di produzione. Il tema portante è: continuare a chiamarla "Robiola di Roccaverano DOP" o denominarla con un termine più netto e preciso come "Roccaverano DOP"?

Sono trascorsi oltre quaranta anni dal riconoscimento della denominazione e più di 20 dall'acquisizione della DOP e oggi la Robiola di Roccaverano DOP come e con quale latte la si produce? E il termine Robiola cosa significa realmente? E' ancora idoneo per un formaggio che oggi si produce ormai con latte crudo di capra in purezza (negli ultimi 10 anni le forme miste hanno significato meno dell'1% della produzione totale), siero o latte innesto autoctono non esterno all'azienda di produzione, animali al pascolo durante i mesi preposti (da marzo a novembre), nessun OGM e alimentazione animale prodotta sul territorio per almeno per l'80%.

Identificare al meglio il prodotto per non essere confusi con le tante Robiole che in Italia si producono, moltissime ormai anche a marchio GDO, tutte indubbiamente buone ma con caratteristiche che nulla hanno a che vedere con la Robiola di Roccaverano DOP che esprime una sua definita unicità. La Roccaverano è la Roccaverano e non va confusa. L'esigenza del consorzio dunque è quella di identificare con un nome chiaro, privo di doppi sensi, un prodotto e una terra significa dare valore ad entrambe.

L'eventuale modifica al disciplinare non andrebbe a toccare il metodo di lavorazione e, anzi, con la proibizione di utilizzare anche gli NBT - i nuovi OGM - si vuole rafforzare e ribadire quel principio di precauzione che ha fatto già scegliere di proibire gli OGM, come previsto dall'attuale disciplinare, e che ha fatto diventare il nostro formaggio all'avanguardia di una decina di DOP italiane che hanno indicato come le biotecnologie invasive non servano per continuare a produrre un prodotto genuino, buono e rispettoso della biodiversità del lavoro contadino.

Le potenziali modifiche del disciplinare, spiega il Consorzio, andrebbero poi a sanare la zona di produzione del Comune di Cartosio, oggi interessato solo in parte, eliminando così un'altra piccola confusione ed inserendolo completamente il comune della Valle Erro nella zona di produzione. In poche parole escludendo il termine Robiola si darebbe una maggiore valenza al formaggio e si andrebbe ad evidenziare che non parliamo di forme quadrate, di latte vaccino, di robiole prodotte in più zone del bel Paese in svariate modalità: dalla più artigianale fino alla sfera industriale.