Rohingya, rapporto governo nega genocidio: critiche -3-

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Roma, 22 gen. (askanews) - Il rapporto non nega che ci siano stati "crimini di guerra e gravi violazioni dei diritti umani, oltre che della legge interna" e che, tra i "molteplici attori" di queste violazioni ci siano state le forze di sicurezza. Tuttavia aggiunge che la provocazione che ha innescato la risposta è partita dai militanti rohingya.

In conclusione il rapporto ha sostenuto che "ci sono prove insufficienti per affermare, e ancor meno per concludere, che i crimini siano stati commessi con l'intento di distruggere, in tutto o iin parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, o che ogni altro requisito che configuri il crimine internaizonale di genocidio". Inoltre, che "non ci sono dichiarazioni credibili di accuse di stupri collettivi commessi dalle forze di sicurezza di Myanmar". Unica eccezione il fatto che alcune donne, secondo il rapporto, hanno detto di essere state perquisite da soldati, e questo "può costituire violenza sessuale". (Segue)