Roma, anarchici del Fai rivendicano ordigno stazione carabinieri -2-

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Roma, 7 dic. (askanews) - E poi: "I/le compagni/e prigionieri/e sono parte della lotta, ci danno fianco e ci danno forza. Ma è necessario agire e organizzarsi. L'avanzare dello sviluppo tecnologico, le politiche di controllo e repressione non danno molti margini di valutazione sul che fare. Si sta ridisegnando la vita e la repressione nelle metropoli. Muoversi, agire, può diventare sempre più complicato".

Quindi "lo stato italiano è all'avanguardia delle politiche repressive e militari. Per collocazione geografica si trova spesso a fare il lavoro sporco per difendere i confini della fortezza europea. I recenti accordi del ministro Minniti coi sanguinari colonnelli libici ne sono la prova recente. Raggiunto il numero di schiavi necessari 'sfruttiamoli a casa loro' oltre ad essere popolare è pur sempre un buon affare".

Per tutto questo - si aggiunge - "la notte scorsa abbiamo portato la guerra a casa del ministro Minniti. I diretti responsabili in divisa, coloro che obbediscono tacendo e tacendo crepano, hanno ricevuto un assaggio di quello che si meritano. Con questa azione lanciamo una campagna internazionale di attacco contro uomini, strutture e mezzi della repressione. Ognuno con lo strumento che ritiene più opportuno e se lo desidera contribuendo al dibattito".

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