Roma, appello Associazione il Faro: "Calcio contro il disagio, non si chiuda il nostro circolo"

(Adnkronos) - "Una richiesta alla Croce Rossa italiana, che da due anni è proprietaria degli spazi del nostro circolo: non mandateci via, almeno finché non troviamo una soluzione alternativa che stiamo cercando anche con l'aiuto e del Comune ma soprattutto del Municipio, che non vuole che questa esperienza finisca". E' il vicepresidente dell'Associazione Il Faro, Enrico Zanchini, a spiegare all'Adnkronos il senso della giornata di mobilitazione organizzata domani al circolo sportivo di Monteverde, a Roma, per chiedere di evitare la chiusura di uno spazio di sport e solidarietà, attivo da 17 anni. Uno spazio che tra l'altro ha ospitato 'Crazy for football', "la nazionale di persone con problemi mentali che ospitiamo quando viene ad allenarsi a Roma, e che qui si è allenata per due mondiali".

"Si sono chiusi gli spazi di trattativa con la Croce Rossa, proprietaria da due anni della sede del nostro circolo, che noi gestiamo da 17 anni. Prima era della fondazione il Faro che faceva capo a Susanna Agnelli - ricorda - che organizzava corsi di formazione professionale per giovani con vari disagi, di tipo economico o sociale, immigrati. Con loro avevamo un ottimo rapporto e grazie a loro nel 2004 avevamo preso in gestione questo circolo sportivo. La fondazione poi ha chiuso e la Croce rossa che è proprietaria di tutta l'area, ha riacquisito la proprietà della sede".

Con loro, lamenta Zanchini "abbiamo sempre auto un rapporto altalenante, c'è stata di mezzo la pandemia, noi cerchiamo sempre di rispettare le loro indicazioni, ma un paio di mesi fa, quando sembrava si potesse avviare una trattativa, improvvisamente si è chiusa e loro hanno deciso di procedere sulla strada giudiziaria: ci hanno citato in giudizio sostenendo che il contratto che noi avevamo stipulato nel 2004 con la Fondazione il Faro non sia valido. Un giudice si esprimerà su questo entro l'estate".

"Il motto della giornata di domani 'Non spegnete il Faro' significa questo: in questi 17 anni - rivendica il vicepresidente dell'Associazione - noi abbiamo creato una realtà che non è solo sportiva, ma è soprattutto sportiva perché abbiamo 13 squadre, 233 tesserati e in questi anni migliaia di ragazzi e ragazze, bambini e bambine del quartiere si sono allenati da noi facendo sport in maniera sana e non esasperata, cosa che non è facile trovare nel calcio dilettantistico a Roma. Abbiamo anche avuto sempre attenzione per ambiti sociali e ambientali: quando siamo arrivati abbiamo riqualificato la strada, abbiamo ottenuto l'illuminazione pubblica, la raccolta dei rifiuti. Abbiamo iniziato a collaborare con strutture intorno a noi, come Villa Maraini la comunità di recupero per tossicodipendenti, e con il Centro Astalli".

"Negli anni dell'emergenza migranti - ricorda ancora Zanchini - abbiamo offerto il nostro campo a tutti i ragazzi immigrati: io stesso mi coordinavo con i volontari della Croce rossa per farli venire a giocare, allora c'era anche un clima un po' di emergenza nel quartiere per questi ragazzi che giravano, abbiamo mediato con il territorio. Abbiamo fatto tante altre cose tra cui, da ultimo, ospitato nelle nostre squadre due ragazzi ucraini scappati dalla guerra".

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