Roma, arrestati Salvatore Casamonica e una... -4-

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Roma, 14 feb. (askanews) - Per un momento di difficoltà del clan Spada - si aggiunge - l'organizzazione riconducibile al"Barboncino" aveva intenzione di "riprendersi" Ostia con atti di forza e di alto impatto sulla cittadinanza: in appena tre giorni - spiegano gli investigatori - sono stati eseguiti tre distinti atti intimidatori nei confronti di soggetti organici o contigui agli Spada.

Il 23 novembre 2017 - si ricorda - sono stati gambizzati Alessandro Bruno e Alessio Ferreri (quest'ultimo fratello di Fabrizio, cognato del detenuto Ottavio Spada); due giorni dopo, il 25 novembre 2017, venivano esplosi colpi di arma da fuoco contro la vetrina del bar "Music" a Piazza Gasparri a Ostia, nella disponibilità di Roberto Spada; lo stesso 25 novembre altri colpi d'arma da fuoco venivano esplosi in via Forni verso la porta di casa di Silvano Spada (nipote del boss Carmine detto "Romoletto" e di Roberto Spada, nonché organico all'omonimo clan).

Come evidenzia il G.I.P., "una guerra non sarebbe convenuta a nessuna delle due organizzazioni, tanto che Fabrizio Piscitelli e Salvatore Casamonica dichiaravano apertamente che stavano fungendo da garanti di un accordo tra i due gruppi contrapposti". I citati atti intimidatori avevano turbato Ottavio Spada detto Marco, tanto che Casamonica e Piscitelli, per scongiurare quella che il Giudice definisce "una vera e propria guerra di mafia", decidevano di dettare all'avvocato una lettera che questi avrebbe dovuto consegnare, qualche giorno dopo, allo stesso Ottavio, ristretto in carcere.

In effetti, da lì a poco, cessavano le ostilità sul litorale. Nel mondo criminale romano questa vicenda aveva una tale eco da diventare tema di discussione per mesi: se ne trovano tracce anche tra le righe dell'ordinanza di custodia cautelare relativa all'operazione "Maverik", che il legale leggeva con preoccupazione ad un suo conoscente.