Roma, arrestati Salvatore Casamonica e una... -5-

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Roma, 14 feb. (askanews) - "Una faida può mietere molte vittime". Questa la logica usata dal 'paciere' Piscitelli nei confronti dei suoi interlocutori. Alcune frasi di Fabio Di Francesco che, parlando di "Barboncino", raccontava come solo l'intervento di 'Diabolik' avesse potuto mettere fine ad una faida. "Romoletto (Carmine Spada) gliel'hanno apparato Diabolik e Fabietti. Perché (Marco Esposito) se stava a cacà in mano".

La lettura delle intercettazioni metteva in agitazione la professionista, che in una occasione avrebbe detto: "mo riarresteranno pure il mio povero Diabolik!" e, consapevole del proprio ruolo in quelle vicende, chiedeva "secondo te mi arrestano? Sicuramente mi indagano".

Quando, nel gennaio del 2019, il G.I.C.O. dava esecuzione all'operazione "Brasile low cost", l'avvocato realizzava come alla riunione del 13 dicembre 2017 ci fossero "le guardie" (l'infiltrato delle Fiamme Gialle) tant'è che, forte della sua esperienza forense e consapevole dell'illiceità delle proprie condotte, così si sfogava con un suo collega: "... concorso esterno…".

Nel corso dell'indagine, emergeva anche che il legale - il 19 giugno 2018 - nel corso del colloquio telefonico con il detenuto Carmine Spada, "obbedendo" alla esplicita richiesta di "Romoletto", lasciava la cornetta in favore della sua convivente Emanuela Leone, consentendo al proprio assistito un colloquio non autorizzato.

Qualche mese dopo, nel novembre del 2018, sfruttando una breve evasione di un altro suo assistito, Alessio Lori - all'epoca ristretto agli arresti domiciliari presso il Centro di solidarietà "Don Guerrino Rota" di Spoleto (PG) - gli consegnava un telefono cellulare, 2 Sim e denaro contante al fine di permettergli, come lo stesso professionista dichiarava in una conversazione intercettata dal Gico, di "fare impicci". E proprio con quel telefono, nei mesi successivi, Lori - sebbene in stato di arresto, spiegano i militari - riusciva a comunicare indirettamente con il noto narcotrafficante Arben Zogu, detenuto in carcere a Viterbo.

Ancora, durante una cena in occasione del Natale 2018, tenutasi a casa di un soggetto condannato definitivamente per narcotraffico e ristretto agli arresti domiciliari (con divieto di comunicare con persone diverse dai familiari), il Gico ha intercettato un dialogo nel corso del quale l'avvocato - parlando a pregiudicati - teneva una specie di "corso d'aggiornamento", illustrando alcune tecniche utili ad ostacolare le intercettazioni delle Forze di Polizia e spiegando, in particolare, come evitare l'inoculazione dei "virus" informatici nei loro cellulari.