A Roma i Comitati pari opportunità, "da reddito a sessismo donne discriminate"

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Un'avvocatessa incinta alla quale era stato negato il legittimo impedimento. Una notizia che a marzo aveva fatto il giro del web. C'era voluto all'epoca un immediato intervento dell'Ordine degli Avvocati di Roma per spingere il Tribunale della Capitale a fare marcia indietro rinviando l'udienza, che cadeva proprio il giorno prima della data presunta del parto. Un esempio fra tanti di pari opportunità negate nel mondo della giustizia italiana, una situazione diffusa che anche oggi - nel 2019 - rende necessaria la vigilanza dei Comitati Pari Opportunità, istituiti dagli Ordini forensi, che oggi e domani si incontreranno a piazza Cavour nell'Aula Avvocati per la Conferenza Nazionale dei Cpo.  

Fra i temi analizzati, la differenza nel trattamento di genere, che si percepisce fortemente a livello reddituale, come certificato dall'ultimo Rapporto Censis sull'avvocatura italiana: "Il reddito netto annuo vede una sproporzione con una percentuale del 18,7% di donne che detengono un reddito oltre i 100mila euro rispetto all'81,3% degli uomini; del 30% rispetto al 70% degli uomini per un reddito percepito tra i 50mila euro ed i 100mila euro; del 38,4% rispetto al 61,6% degli uomini per lo scaglione da 30mila a 50mila euro", spiega il Rapporto nella parte bassa la proporzione si inverte decisamente, prevalendo le donne con guadagni inferiori rispetto agli uomini: 59,6% di donne rispetto al 40,4% di uomini per i redditi fino al 15mila euro". 

Non mancheranno altri temi, come il dibattito sul linguaggio d'odio o sessista - recente l'episodio dell'avvocatessa milanese insultata per aver difeso uno straniero - e in generale l'analisi e l'evoluzione di una professione sempre più al femminile.  

"E' un evento importante perché importanti e assai delicati sono i temi trattati, specialmente in una società che ancora oggi stenta a riconoscere la parità di genere", dichiara il presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma, Antonino Galletti, che chiude con una dedica ideale: "Vorrei che tutti rivolgessimo un pensiero a Nasrin Sotudeh, l'avvocatessa iraniana condannata a 38 anni di carcere, che i media hanno dimenticato, ma non i colleghi. L'avvocatura romana è orgogliosamente al suo fianco".