**Roma: la battaglia dell'ex terrorista Tuti, 'non strappate quel bimbo alla madre'**

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"Tra qualche giorno, un bimbo sarà strappato alla madre. I servizi sociali e sociosanitari, lo stesso tribunale dei minori e noi come società siamo tragicamente inadeguati e impreparati a prenderci cura di chi si trova in condizioni estreme di disagio, dove la miseria materiale si accompagna a fragilità esistenziali e a problematiche di tipo sociale e psicologico". Inizia così l'appello lanciato all'Adnkronos dall'ex terrorista nero Mario Tuti che ripercorre la storia di una coppia e del loro figlioletto che rischiano di perdere. La coppia, per mesi, ha dormito sulle panchine della stazione di Civitavecchia, con la ragazza in avanzato stato di gravidanza. Quando lei ha partorito, il 15 settembre scorso, la situazione non è migliorata. Già ad ottobre scorso Tuti aveva inviato una lettera a Virginia Raggi affinché intervenisse per fare accogliere la famiglia, povera e disagiata, in un’adeguata casa famiglia "per un percorso comune di crescita e di genitorialità consapevole, per dare ragioni alla speranza".

"Nel settembre scorso il bimbo era già stato tolto alla madre una prima volta, tre giorni dopo il parto, quando la mamma, che viveva per strada col suo compagno, fu dimessa dall'ospedale, ma le fu comunque consentito di tornare per qualche ora al giorno nella nursery per accudire e allattare il figlio, una cosa che faceva amorevolmente - aggiunge - Dopo alcuni giorni però intervenne il tribunale dei minori, che dispose che il neonato fosse affidato ad una casa famiglia e che la madre non avesse più contatti con lui – gettando nella disperazione questa povera ragazza, che nel figlio riversava forse l’affetto di cui lei stessa aveva bisogno".

"Ritrovandosi - racconta Tuti - con il suo compagno, a vagare ancora intorno all'ospedale, dormendo nella stazione ferroviaria, quasi incapaci di allontanarsi dal ricordo del loro piccolo, di quei pochi giorni e ore trascorse con lui. Una settimana dopo, un’altra ordinanza del tribunale dei minori, stabilì invece che la donna e il bambino fossero accolti in una casa famiglia dove supportare e guidare la madre in un percorso di crescita".

Il calvario della famiglia prosegue. "Dopo un mese - spiega Mario Tuti che si è sempre occupato della vicenda - la ragazza e il compagno erano ancora per strada, senza neanche sapere dove fosse il bambino, senza un aiuto da parte dei servizi sociali, che si trinceravano dietro la mancanza di documenti, di residenza, e solo grazie a una lettera aperta alla sindaca Raggi, nominata dal tribunale tutrice del bimbo, la madre e il figlio poterono ricongiungersi in una nuova casa famiglia e riprendere a costruire quel legame intimo e speciale fatto di sguardi, carezze e mille attenzioni. Ancora qualche giorno, con la donna che stava imparando a fare la madre, a prendersi cura del piccolo, ed ecco una nuova disposizione del tribunale che stabilì che il piccolo fosse di nuovo allontanato dalla madre e portato in un’altra casa famiglia in attesa di adozione. E così questa povera ragazza ancora una volta si vide strappare il figlio dalle braccia, senza una vera motivazione".

"Grazie a una brava avvocatessa - dice ancora Tuti - fu fatto ricorso contro questo provvedimento e la corte d’Appello più di un mese fa decretò che la madre potesse incontrare regolarmente il bambino in modo da poter verificare la sua capacità e la volontà a prendersi cura del piccolo. Ma a tutt’oggi sono state comunicate alla madre solo le modalità degli incontri, stabilite dalla casa famiglia, dalla tutrice e dagli assistenti sociali: 40 minuti una volta al mese e in modalità protetta, nemmeno si trattasse di colloqui dei mafiosi al 41 bis! Se questa è la maniera per avere elementi atti a valutare le capacità genitoriali di questa donna, come appunto stabilito dall’ordinanza della corte d’Appello, è chiaro che la sentenza del tribunale dei minori è già stabilita! D’altronde - scrive - Bibbiano, il Forteto e tanti altri casi ci mostrano l’arrogante tracotanza e l’impunità con cui si rubano i figli a chi è debole, povero, bisognoso di aiuto".

"Tra pochi giorni, si dovrà decidere - prosegue Tuti - Con che argomenti, su quali informazioni, verrebbe da chiedersi. La sentenza sarà motivata con paroloni come disagio, inaffidabilità, malattia, precedenti. Tanto si sa, più una causa è ignobile, più è ingiusta, e più abbondano le argomentazioni – razionali, ragionevoli certo – ma atte solo a giustificare le nostre mancanze. Confesso che c’è una sensazione di personale vergogna nell’essersi affacciati a guardare nell’abisso, nell’osservare la vita degli ultimi, degli scarti di questa società che rinfaccia ogni suo dono e trovarsi impotenti. E dove sono i doveri inderogabili di solidarietà economica e sociale dell’art. 2 della costituzione, e quel 'pieno sviluppo della persona' di cui all’art. 3?", si domanda Tuti.

"Occorre allora ripensare ad un servizio sociale, a un tribunale per i minori e ad una solidarietà che pongano al centro le persone e non le norme, che pongano al centro gli esclusi, i sommersi, perfino gli 'immeritevoli', perché tutti possono essere salvati, Purtroppo è passato il tempo che per i miseri si aveva pietà, misericordia, attenzione - e loro, superbi dei loro ruoli, del loro potere, delle loro ragioni, chi li potrà mai debellare?", conclude l'appello lanciato all'Adnkronos.