A Roma la mostra "Corrispondenze. La tradizione nel contemporaneo"

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Roma, 23 ott. (askanews) - Rintracciare attraverso l'opera di sedici artisti dell'attuale panorama italiano rimandi e affinità elettive con la grande tradizione figurativa etrusca. È da questo proposito che nasce la mostra "Corrispondenze. La tradizione nel contemporaneo", al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia dal 26 ottobre all'8 novembre. Se, infatti, l'arte contemporanea sembra oggi parlare con un linguaggio spesso incomprensibile - si pensi ai coniglietti d'acciaio specchiante o ai palloni da basket in equilibrio di Jeff Koons - e il concetto stesso di "bellezza" viene in alcuni ambienti guardato con un certo sospetto, è altrettanto vero che torna a fiorire la grand art, come l'ha definita Aude de Kerros in opposizione al concettualismo imperante. Infatti, si sta risvegliando tra artisti, pubblico, collezionisti e tutti gli "addetti ai lavori" un nuovo interesse per l'arte contemporanea ispirata alla tradizione e al bello inteso come valore. "se si va al fondo, si scopre che la grande tradizione del bello e del saper fare molte delle sue radici le affonda lì, in quelle terre comprese tra l'Arno e il Tevere - ha spiegato la curatrice Alessandra Redaelli - 'Corrispondenze' nasce quindi per raccogliere le voci più interessanti di un contemporaneo intessuto di tradizione e di bellezza".

Da qui la scelta delle metamorfosi di Ciro Palumbo e della natura magica di Davide Puma, del mito rivisitato da Justin Bradshaw e da Anastasya Voskoboinikova, della divinazione ripensata da Bianca Maria Scrugli e della storia d'amore narrata da Alessandra Rovelli. E la rappresentazione dell'amore torna nei due omaggi al Sarcofago degli sposi: quello pulsante di carne e verità di Riccardo Mannelli e quello malinconico di Massimo Lagrotteria. Il vasellame etrusco diventa spazio della quotidianità contemporanea con Paolo Quaresima e macchina fatata con Alessandra Carloni, mentre il corpo è protagonista del viaggio nel tempo di Giampiero Abate e del poetico trio di Jara Marzulli. Se Alessandro Casetti racconta gli antichi rituali di passaggio attraverso due figure femminili, la donna è vergine e icona nell'opera di Giovanni Gasparro. Opera che è anche ritratto, genere per antonomasia legato all'arte etrusca. Come un ritratto è la Gorgone di Claudia Giraudo, cortocircuito tra l'innocenza dell'infanzia e la mostruosità della figura mitologica. E ritratto è anche So Ham di Giorgio Tentolini, sofisticato gioco neo optical e omaggio, nella deformazione estremizzata, alla statuetta votiva etrusca l'Ombra della sera. L'evento è curato da Arts In Rome, in collaborazione con il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia - Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma. La mostra è realizzata con il contributo della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro - Internazionale presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e con il patrocinio di Roma Capitale e della Regione Lazio.