Roma, Labbucci (Si): Calenda sindaco non prende voti progressisti

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Roma, 12 feb. (askanews) - "Le eventuali primarie sul candidato sindaco a Roma, tra quelli veri, presunti e in attesa, stanno diventando la fiera delle vanità. Oppure lo strumento per cercare visibilità per un posizionamento da far valere dopo. Eppure se l'obiettivo è un programma di cambiamento radicale per invertire il declino della città e fermare questa destra autoritaria, illiberale, reazionaria, perché le due cose o stanno insieme o non si va da nessuna parte, ciò di cui c'è bisogno oggi non sono le figurine del totocandidato, ma un'operazione di confronto, discussione, iniziativa nella città a partire dai contenuti, dalle risposte ai problemi. Coinvolgendo su un piano di pari dignità associazioni, comitati, movimenti, cittadinanza attiva che hanno resistito e rappresentano un presidio sociale e culturale fondamentale. Allora perchè non facciamo le primarie sul programma dando la parola a questo popolo?" Se lo chiede in una nota Adriano Labbucci, segretario di Sinistra Italiana Roma, Area Metropolitana. "Questa si che sarebbe un'innovazione politica vera, anche con soluzioni aperte su diversi temi, non bisogna aver paura - sottolinea Labbucci -. Dopo ragioneremo, ma dopo, su chi ,uomo o donna, saprà rappresentare al meglio quel programma. Altrimenti di che discutiamo? Poi per non apparire reticente rispetto a indiscrezioni, retroscena, sondaggi più o meno farlocchi apparsi sulla stampa in cui emerge il nome di Calenda, va detto che si tratta di una proposta sbagliata. Per un motivo semplice: al ballottaggio non andranno i 5 stelle, vista l'esperienza fallimentare di governo cittadino, ma per sconfiggere la destra bisognerà convincere quell'elettorato a votare il candidato progressista". Secondo Labbucci "la persona meno indicata in assoluto a raccogliere quel voto è proprio Calenda, uscito dal Pd perché contrario all'alleanza di governo con i 5 stelle e che propone nientemeno di cancellarli, come ci ricorda settimanalmente Maurizio Crozza - aggiunge -. Una considerazione di buon senso politico, ma essenziale visto che a Roma il voto è sempre politico e il prossimo lo sarà ancora di più. Questo al netto di considerazioni di carattere programmatico, delle priorità e della scelte per la città su cui , ritorno al punto iniziale, fare le primarie sarebbe il modo migliore e più aperto per affrontarle e risolverle", cpnclude.