Roma: l'ex terrorista Tuti scrive alla Raggi, 'aiuti un bimbo i cui genitori sono stati abbandonati'

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"Gentile dottoressa Raggi, mi permetto di scriverle innanzitutto perché è mamma, per sollecitare la sua attenzione verso un bimbo nato lo scorso mese da due genitori allo sbando, che io ed altri amici cerchiamo di aiutare". Inizia così la lettera dell'ex terrorista nero Mario Tuti indirizzata al sindaco di Roma Virginia Raggi e spedita anche all'Adnkronos. "Non è un attacco a lei, anzi - spiega - E' una domanda più che altro: perchè non fa qualcosa? Ormai viviamo in una società dove la gente in difficoltà viene scartata".

"Un paio di mesi fa qui a Civitavecchia - si legge nella lettera - vidi una coppia che dormiva sulle panchine della stazione, con la ragazza in avanzato stato di gravidanza. Oltre ad offrire un piccolo sussidio in denaro, iniziai a parlare con loro e venne fuori una storia di degrado, fragilità, abbandoni, paure, speranze per questo bimbo in arrivo. Provai anche ad interessare alla loro situazione sia il Comune che il Vescovato qui di Civitavecchia, che si tirarono indietro con delle scuse che non voglio neanche ricordare. Intanto questa coppia si era spostata a Roma, e insieme ad alcuni amici che li avevano presi a cuore, ci siamo dedicati a cercare per loro una possibile situazione abitativa, o almeno l’ospitalità presso qualche struttura che li togliesse dalla strada. Ottenendo sempre dei rifiuti, sia da parte delle organizzazioni di volontariato che delle istituzioni (compreso il Comune di Roma)".

"Certo, rifiuti motivati - prosegue Tuti - come mancanza di domicilio nel comune, liste di attesa, precedenza agli extracomunitari; ma intanto loro restavano per strada, povere creature disperate, a denunciare la nostra indifferenza, i nostri egoismi, la nostra cattiveria, la nostra cattività e prigionia in norme, disposizioni, decreti, tutti validi e ragionevoli, sulla carta, ma nei quali le persone in carne ed ossa, le loro lacrime ed i loro sguardi, i loro aneliti e la loro disperazione non sono contemplati. Da parte nostra avevamo intanto raccolto qualche piccola somma, oltre a un corredino comprendente tutto quanto poteva essere necessario per il bambino". Un bambino che, nonostante le mille difficoltà, è stato partorito. "Per fortuna il parto, avvenuto al policlinico Gemelli quasi un mese fa, è andato bene e dopo pochi giorni la madre, dimessa, ha trovato un alloggio provvisorio presso un istituto di suore, mentre il padre continuava a dormire per strada. Purtroppo le difficoltà economiche si accompagnano spesso a storie di disagio sociale e psicologico, che in questo caso riguardavano entrambi i componenti della coppia". E così il Tribunale per i Minorenni di Roma ha deciso lo scorso 24 settembre la sospensione della responsabilità genitoriale per entrambi i genitori e il collocamento provvisorio del neonato a scopo adottivo. "E nominando lei, gentile dottoressa Raggi, tutrice dello stesso", scrive ancora Tuti.

"Il bimbo restava comunque ricoverato al Gemelli - prosegue la lettera - mentre alla madre era consentito di accudirlo per qualche ora, e vedendo le foto di quei brevi momenti di premurosa intimità confesso che non riuscivo a trattenere le lacrime, di commozione sì, ma anche di timore pensando al loro futuro, e al futuro del bambino. E proprio le amorevoli cure della madre e del padre verso il bimbo hanno indotto il Tribunale per i Minorenni a disporre lo scorso 1 ottobre la revoca del collocamento provvisorio del bimbo a scopo adottivo e a stabilire il suo collocamento, a cura del Servizio Sociale del Municipio Roma XIV, in un’adeguata Casa Famiglia insieme alla madre. Il bambino allora come pegno, e impegno, di rinascita e redenzione per entrambi i genitori, che però sono ora nuovamente allo sbando, senza un luogo dove dormire, mangiare, lavarsi".

Il calvario della famiglia prosegue. "È vero che era stato trovato un posto letto per il padre, ma dopo tre anni vissuti insieme per strada lui non si è sentito di lasciare la ragazza sola su una panchina. Abbandonati, scartati, rifiutati, trattati dalle istituzioni come carne persa, come un tempo si diceva degli ergastolani: ma se nessuna persona è mai persa per sempre, e la mia stessa storia forse lo conferma, anche a loro ed al loro bimbo deve essere offerta un’opportunità...

"A due settimane dall’ordinanza del Tribunale per i Minorenni - conclude Tuti - cui malgrado l’urgenza non è stato dato ancora seguito, gentile dottoressa Raggi mi permetto così di sollecitarla perché, non solo come mamma ma anche come tutrice del bimbo e come sindaco di Roma, disponga che madre e figlio possano tornare a stare insieme, accolti al più presto, vorrei dire ad horas, in un’adeguata Casa Famiglia per un percorso comune di crescita e di genitorialità consapevole, per dare ragioni alla speranza e dare insieme concretezza a quella giustizia sociale e a quella solidarietà sancite dalla Costituzione per la tutela della maternità e l’armonico e pieno sviluppo della persona, fosse pure quel bimbo di cui lei è tutrice. La ringrazio quindi per l’attenzione e resto in fiduciosa attesa".