Roma: lo chef La Mantia, 'Capitale ha smarrito sua identità, solidarietà a Riccioli'

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(di Roberta Lanzara) - "Ho vissuto a Roma per 16 anni e sono assolutamente concorde con quello che Massimo ha detto: Roma è in stato totale di abbandono, ne sono tutti sgomenti. Che punti cruciali della città come il Pantheon, nel cuore storico della Capitale, non in una periferia qualsiasi, viva una simile decadenza è un fatto grave e significativo perchè denuncia la confusione dilagante, lo smarrimento dell'identità di una Capitale".  

Con queste parole, parlando con l'Adnkronos, Filippo La Mantia, chef palermitano, romano d’adozione, scende in campo a sostegno dell'amico/collega Massimo Riccioli, titolare de La Rosetta, santuario romano dell’alta cucina di pesce, che aggredito mercoledi scorso dietro al Pantheon ha accoratamente denunciato l'imbarbarimento del centro storico. 

"Ho vissuto a Roma per anni - ricorda La Mantia - Lavoravo nei pressi de La Rosetta, ristorante che 'vive la strada' dato che si apre sul marciapiede, un tempo un privilegio, adesso una difficoltà. Allora infatti non era così. C'erano controlli che proteggevano sia turisti che cittadini", afferma lo chef che nella Capitale gestiva un ristorante glamour con terrazza in via Veneto, divenuto salotto e luogo di ritrovo a pranzo e cena per la Roma che conta. 

"E' ovvio - spiega - che barboni e delinquenza sono ovunque e che la polizia non ha probabilmente sufficienti mezzi per coprire integralmente una metropoli. Ma zone come il Pantheon - rileva - sono siti che vanno sorvegliati a prescindere e a Roma da almeno tre anni è come se tutto fosse praticamente concesso".  

"Milano, di contro, è diventata la città dove succede tutto e di cui parlano tutti; in cui - prosegue - se fai una segnalazione le forze dell'ordine intervengono tempestivamente e la zona nel giro di venti minuti è controllata a tappeto. In cui non ci sono cassonetti nelle strade e se parcheggi male ti prendi la multa. In cui igli ospedali pubblici sembrano cliniche private, ed i cittadini amano la loro polis". 

"Sono andato via dalla Capitale perchè avevo bisogno di altri stimoli e non ero riuscito a trovare una nuova location che mi potesse intrigare". ricorda La Mantia che ha aperto a Milano nel 2015 il suo omonimo ristorante, uno spazio di quasi tre mila metri quadrati, ex sede dello sfarzoso Gold di Dolce e Gabbana, in piazza Risorgimento. 

"Mi sono affacciato su Milano anche se - riscontra - i romani mi rimpiangono tantissimo ed anche se devo tutto a Roma dove ho vissuto anni meravigliosi. Vorrebbero che riaprissi perchè manca un luogo che avevo fatto insieme a loro: u na casa per tutti, al di là dei ruoli istituzionali e politici. Una casa dove adesso si ritrovano quando vengono a Milano". 

Perchè? "In questo momento il romano non ha capito dove deve andare e cosa deve fare - riflette lo chef - C'è una confusione dilagante che segue in qualche modo la politica di cui la Capitale è figlia. Io sindaco di Roma non lo farei mai. Neanche per un milione di euro al mese ma sono certo - conclude con ottimismo - che la nostra Capitale tornerà ad essere quello che era. Per i corsi e ricorsi della storia. Come è stato per Milano".