Roma: omaggio a Verdone, targa al 'palo morte' di 'Un sacco bello'

Andrea Managò

"Magari me viene er Covid, lo sdereno co' 10 minuti". Quarant'anni dopo, lo spirito del bullo Enzo di 'Un sacco bello', esordio cinematografico di Carlo Verdone, è più vivo che mai tra i fan che attendono l'arrivo del regista tra il Tufello e Val Melaina. C'è da festeggiare un un'anniversario di quelli tondi, quarant'anni dal film che ha lanciato il grande attore e regista icona di una Roma popolare, malinconica e al tempo stesso sofisticata.

In una rotatoria all'ombra dei palazzoni grigi di via Giovanni Conti, il Municipio III di Roma ha deciso di omaggiare l'artista apponendo una targa in ricordo del 'palo della morte', un lampione con il simbolo del teschio dove nel film Enzo incontrava l'amico Sergio (Renato Scarpa) per pianificare un viaggio estivo in auto da Roma fino a Cracovia a caccia di belle ragazze. Un viaggio che rimarrà una chimera, quasi un sogno di fuga dalle periferie assolate e desolate di Roma nell'estate del 1980.

È un'iniziativa voluta dall'assessore municipale alla Cultura, Christian Raimo, e dal minisindaco Giovanni Caudo per regalare un momento di incontro in periferia tra l'attore e il suo pubblico e rilanciare le proiezioni cinematografiche dopo la pandemia di coronavirus. L'affetto della gente quasi esonda, ci sono centinaia di persone e l'incontro si sposta nel giardino interno ai palazzoni. La voce di Verdone si sente a malapena tra le grida di incitamento dei presenti: "Sei il Re di Roma".

"Quando io ho girato qui non c'era niente, tutti i palazzi erano in costruzione, sembrava una scena di Mamma Roma di Pasolini. Oggi le periferie sono cambiate, delle cose sicuramente sono migliorate, è difficile trovare scorci che diano quelle emozioni", racconta Verdone. "Oggi non sarebbe possibile ripetere 'Un sacco bello' - aggiunge - è cambiata la storia. Oggi Enzo andrebbe in vacanza a Ibiza con altri cento tutti uguali a lui, stessi tatuaggi e stessi capelli".



Poi la concessione al pubblico in attesa, la battuta "Love, love, love", recitata dall'hippy Ruggero, altro personaggio dello stesso film. Prima di andare via l'attore è stato omaggiato dal Municipio con una targa: "La dedico a tutti voi, a questo quartiere, che ha avuto tanta poesia perché oltre che risate c'era poesia, un pizzico di malinconia e anche molta follia. Ve la dedico con tutto il cuore".

L'attore va via tra i cori da stadio, questa sera la pellicola verrà proiettata in un cinema all'aperto della zona. Quasi un sogno di fuga da una Roma deserta e timorosa nell'estate del coronavirus. 

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