Roma, Raggi presenta le Unità di ascolto della Polizia locale

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Roma, 4 ago. (askanews) - Più di 200 contatti con le associazioni nel territorio, oltre 59 appuntamenti già realizzati e 157 segnalazioni alcune già risolte nelle prime due settimane di sperimentazione: sono i primi risultati dell'attivazione delle Unità di ascolto della Polizia locale della Capitale, che rappresentano l'evoluzione della figura del vigile di quartiere. È questo il progetto presentato questa mattina, a circa due settimane dal suo lancio, dalla sindaca di Roma Virginia Raggi, insieme all'assessore al personale capitolino Antonio De Santis e al comandante della Polizia locale di Roma Capitale Ugo Angeloni.

"Al momento parliamo di una unità per Municipio - ha spiegato Raggi - che ogni giorno a rotazione gira le strade del quartiere per ascoltare i cittadini, raccogliere le segnalazioni e cominciare a gestire le problematiche riscontrate. Si va sul territorio non in maniera randomica ma organizzata - ha sottolineato Raggi - e da settembre gli appuntamenti verranno resi pubblici sul sito della Polizia locale. Abbiamo cominciato a riallacciare i fili con la cittadinanza e le prime problematiche riscontrate riguardano microcriminalità, viabilità, con particolare riferimento alle soste selvagge e la malamovida in gran parte in I, II e V Municipio".

La Polizia locale della Capitale, ha spiegato Angeloni, "sta cambiando: le nostre divise stanno cambiando anche visivamente, virando da alcuni colori a altri rendendoci più presenti sul territorio. Abbiamo fatto molte analisi sul nostro passato prossimo, e abbiamo lavorato, anche insieme ai sindacati, a un nuovo modello di prossimità, supportato da un back office - ha aggiunto 1. Parliamo di 3-4 persone che per turno e a seconda delle esigenze dei Municipi, sono in strada dedicandosi all'ascolto dei cittadini e di altrettanti agenti che raccolgono le segnalazioni e ne seguono gli esiti".

Nella fase di avvio è stata avviata una Unità di ascolto in ciascuno dei XV gruppi territoriali, con un raddoppio in quattro gruppi per le specifiche esigenze dei territori. Questa mutazione del modello del vigile di quartiere, ha aggiunto Angeloni, "si basa sull'evoluzione di tutto ciò che c'era di buono all'interno dei gruppi, mettendo a sistema una metodologia che non ha richiesto chissà quante risorse - ha evidenziato il comandante - perché è bastato mettere a sistema le competenze e le conoscenze che nelle unità già preesistevano affinando le modalità di comunicazione con i cittadini".

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