Roma, Residenti Centro storico: no sanatoria tavolino selvaggio

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Roma, 30 lug. (askanews) - Dopo il McDonald's a Caracalla arriva la sanatoria del tavolino selvaggio. Lo denunciano circa 20 associazioni di residenti del centro storico della Capitale, il Fai Lazio e Italia Nostra Roma che attaccano il I Municipio a guida Pd e l'amministrazione capitolina centrale a Cinque stelle di voler entrambi "eliminare 'tavolino selvaggio' puntando a rendere lecite le occupazioni di suolo pubblico (OSP) oggi abusive e fornendo gli strumenti agli operatori perché vengano soddisfatte le loro richieste anche stravolgendo antiche vie e piazze patrimonio Unesco. In pratica creare le premesse per un'invasione indiscriminata di tavolini e arredi di ogni genere in tutto il centro storico, il cui territorio è già stato dichiarato formalmente saturo di attività ad alto impatto". È questo, secondo le organizzazioni "l'obiettivo delle due iniziative intraprese dal Municipio I e dal Comune che tendono entrambe alla liberalizzazione selvaggia delle OSP con proposte di Deliberazioni in via di approvazione, l'una registrata come "proposta di revoca dei Piani di Massima Occupabilità" del I Municipio e l'altra come modifica della disciplina comunale in materia di suolo pubblico". Quella del Municipio I, spiegano le organizzazioni, "punta a smantellare il Piano di Massima Occupabilità (PMO), un lavoro di riordino durato 10 anni che aspetta solo di essere completato, e lo fa sopprimendo la Commissione Tecnica (unico organismo con tutte le competenze richieste per le complesse e articolate valutazioni necessarie alla corretta definizione del PMO) e con essa i criteri di pubblico interesse previsti per le aree di pregio. Si prevede inoltre la revisione delle schede di dettagli dei luoghi tramite progetti affidati all'iniziativa privata e tesi a trasformare antiche vie e piazze, all'evidente scopo di eliminare i limiti e ottenere le concessioni; una chiara delega ai privati della composizione tra interessi pubblici e privati che è invece compito esclusivo della Pubblica Amministrazione". L'altra, quella del Comune, "è promossa dal Presidente (M5S, ndr.) della commissione commercio Andrea Coia - spiegano ancora le associazioni - ed esprime la stessa visione di città, introducendo la surrettizia concessione di OSP anche a esercizi di vicinato alimentare, laboratori alimentari, edicole e librerie con somministrazione con evidente danno per i titolari di legittima licenza e ulteriore esplosione di sgabelli, panche, tavoli e arredi vari in ogni via del centro storico. Prevede anch'essa che gli operatori possano proporre modifiche ai luoghi storici con lavori edili o modifiche alla viabilità al fine di ottenere una OSP o un ampliamento. Inoltre tale delibera intende trasferire la competenza del PMO municipale al Comune, andando contro le norme sul decentramento amministrativo così come segnalato da ben cinque pareri contrari di altrettanti uffici comunali competenti. Da anni nel Centro Storico di Roma, "che ricordiamo è Patrimonio UNESCO, si assiste a un incontrollato sviluppo delle OSP da parte di esercizi di varia natura alimentare - attaccano le organizzazioni di tutela e dei residenti - con una consistente componente di abusivismo. Questa situazione determina un danno non soltanto al decoro urbano e alla sicurezza della circolazione di mezzi e pedoni, ma anche alla qualità del servizio, al valore dell'offerta turistica e agli esercizi di somministrazione rispettosi delle regole, che sono esposti alla concorrenza sleale degli abusivi. L'osservazione di oltre dieci anni di applicazione dei PMO dimostrata però che tale abusivismo è più ridotto e controllabile nelle vie in cui le concessioni sono state riordinate tramite tale dispositivo". Il PMO, secondo le organizzazioni "ha quindi dimostrato di essere l'unico strumento in grado di assicurare un'efficace e trasparente gestione delle OSP, grazie ai criteri basati essenzialmente su norme vigenti non superabili (leggi sulla viabilità, norme di sicurezza e di tutela culturale) così come riconosciuto a più riprese dal TAR che ha rigettato i ricorsi avversi al PMO, elogiandolo come ottimo dispositivo di pianificazione e riordino del territorio". Nelle ultime due legislature, sottolineano le associazioni "il Municipio I ha bloccato la predisposizione e approvazione delle schede di dettaglio che costituiscono il PMO (solo 10 schede approvate contro le oltre 150 della precedente legislatura e le 61 ancora da fare), finendo per causare una disparità di trattamento tra attività commerciali situate in strade con scheda tecnica approvata ed esercizi situati in luoghi ancora senza scheda tecnica. Le due iniziative del Municipio e del Comune vanno quindi entrambe nella direzione opposta alla tutela dei pubblici interessi, smontando lo strumento del PMO e finendo col consentire ulteriori invasioni e privatizzazioni di ogni pubblico spazio". "Per questi motivi chiediamo con fermezza che le due proposte di delibera siano immediatamente ritirate - concludono le organizzazioni - e che invece il Municipio I ed il Comune si coordinino affinché il lavoro di predisposizione del PMO centro Storico venga ripreso e completato in tempi brevi, così da fornire agli imprenditori un quadro finalmente equo ed affidabile su cui basare le proprie decisioni. Chiediamo in particolare che vengano confermati sia la Commissione Tecnica che i criteri da questa utilizzati, che le eventuali revisioni delle schede discendano da richieste del TAR e che continuino a non essere previste concessioni OSP per attività diverse da quelle di somministrazione". Solo così "a nostro avviso si può riordinare l'utilizzo del suolo pubblico in centro storico rendendo efficaci i controlli contro gli abusi e garantendo trasparenza a tutti i cittadini - aggiungono le circa 20 realtà nazionali e locali -. Consapevoli infine delle complessità connesse alla gestione del suolo pubblico in un territorio vasto e variegato come quello del centro storico di Roma, preannunciamo l'intenzione di lanciare un dibattito pubblico sull'argomento provando a coinvolgere tutti i possibili attori direttamente interessati: istituzioni a vari livelli, rappresentanze di esercenti, associazioni di cittadini, ecc. Subito dopo la pausa estiva organizzeremo quindi un convegno dove provare a discutere di come le OSP e i connessi PMO possono essere utilizzati anche come strumento di governo del territorio, ad esempio per alleggerire la pressione commerciale e antropica in alcuni luoghi spostandola in altri che invece beneficerebbero di qualche presenza in più", concludono.