Roma, sequestrati beni per oltre 500mila euro a due fratelli pusher

Sequestrati beni per oltre mezzo milione di euro a due fratelli a capo di un’organizzazione radicata a Roma. I carabinieri del Comando Provinciale di Roma hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo, emesso dal Tribunale di Roma-sezione Misure di Prevenzione, e richiesto dal pm Francesco Minisci e dal procuratore aggiunto Lucia Lotti, nei confronti di due fratelli di origine campana.

I due fratelli erano stati arrestati dai carabinieri del Gruppo di Frascati nel 2017 nel corso di un’operazione che ha consentito di sgominare un’associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti, della quale i due erano a capo, che operava nei quartieri popolari di "Finocchio" e di "Borghesiana", nella periferia sud-est della Capitale. Le indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Frascati, avevano documentato l’esistenza di una vera e propria "piazza di spaccio" a Borghesiana, un territorio "cuscinetto" tra le borgate di Tor Bella Monaca e Tor Vergata, gestita dai due fratelli.

L’organizzazione strutturale, fortemente gerarchizzata, prevedeva l’impiego di pusher, articolati in turni di servizio, che con telefoni dedicati inviavano ai vari clienti messaggi pubblicitari firmati "gli amici di Finocchio", aggiornandoli sulla disponibilità di stupefacente, cocaina, o su offerte per nuovi prodotti. Lo smercio era organizzato in modo tale da risultare "itinerante", e quindi maggiormente imprevedibile, con il fine di rendere più complessi i controlli delle forze dell’ordine.

Le consegne, infatti, non avvenivano sempre nello stesso punto, secondo il sistema consolidato della classica piazza di spaccio strutturata su pusher e vedette; il sodalizio aveva adottato una vera e propria strategia di marketing in base alla quale lo spacciatore di turno concordava con l’acquirente le modalità e la località dello scambio, in alcuni casi ricorrendo anche alla consegna a domicilio. Il ricavato dell’attività di spaccio veniva poi consegnato quotidianamente ai due promotori che, in caso di rendicontazione errata, infliggevano vere e proprie punizioni corporali.

L’organizzazione prevedeva anche l’assistenza legale dei propri sodali in caso di arresto durante l’attività di spaccio e consentiva ai vari adepti guadagni consistenti, direttamente proporzionali al ruolo rivestivo in seno all’organizzazione. L’attuale provvedimento di sequestro trae spunto proprio da quell’attività e mira ad aggredire il patrimonio che i due fratelli hanno costituito grazie ai loro traffici illeciti. Il provvedimento eseguito ha consentito di sottoporre a sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, beni per un ammontare di oltre 600.000 euro.

Nel provvedimento del Giudice, dal quale si evince la palese sproporzione tra i redditi dichiarati, prossimi allo zero, e lo stile di vita condotto dai fratelli e dai loro familiari, viene disposto il sequestro di una villetta quadrifamiliare, di un’auto e di tutte le somme di denaro presenti nei conti correnti intestati o comunque riconducibili ai due fratelli. In particolare l’immobile sequestrato, il cui valore catastale è stimato in circa 500mila euro, è stato edificato dai due fratelli con il denaro illecito e attualmente gli garantisce una fonte di reddito in quanto tutte le quattro unità abitative risultano affittate. Il doppio binario della sanzione penale e della misura di prevenzione ha l’obiettivo di affiancare alla pena comminata, una misura differente, che mira a privare i soggetti dei proventi derivati dalle attività delittuose, rendendo in questo modo vani i guadagni ottenuti illecitamente.