Roma supermarket della droga. La mappa dello spaccio

Andrea Managò

In attesa che il lavoro degli investigatori faccia piena luce sugli eventi che hanno portato alla morte di Luca Sacchi, personal trainer di 24 anni ucciso mercoledì sera con un colpo di pistola alla nuca, nelle ricostruzioni della vicenda che si fanno strada oggi si affaccia l'ombra della compravendita di sostanze stupefacenti. Una circostanza che, se confermata, costituirebbe un tratto comune di diversi fatti di cronaca che negli ultimi mesi hanno scosso la città. Dalla morte di Desiree Mariottini lo scorso anno in un luogo di ritrovo per consumatori e spacciatori a San Lorenzo, all'uccisione del carabiniere Mario Cerciello Rega a Prati per mano di due ragazzi a caccia di sostanze.

A Roma funzionano contemporaneamente centinaia di piazze di spaccio operative h24. Le principali sono localizzate nei quartieri periferici di Tor Bella Monaca, San Basilio (da dove provengono i due sospettati dell'omicidio di Sacchi), Romanina e nelle zone semi centrali del Pigneto e San Lorenzo. La cessione di stupefacenti al dettaglio risulta ben radicata anche a Trastevere, Testaccio, Tor Sapienza, Ponte di Nona e al Tufello. A tracciare questo scenario lo scorso anno era stato il procuratore aggiunto della Dda di Roma, Michele Prestipino, sulla scorta dei risultati delle indagini degli ultimi anni che descrivono la Capitale come un supermarket della droga che non chiude mai.

Ex della Magliana e mafie tradizionali

A gestire l'arrivo e lo smistamento delle sostanze stupefacenti sono una trentina tra clan criminali e famiglie autoctone, suddivise per aree geografiche, o collegate con le organizzazioni mafiose tradizionali. L'ultimo rapporto "Mafie nel Lazio" dell'Osservatorio regionale parla di un territorio cittadino dove per mantenere la 'pax criminale' nella suddivisione delle piazze di spaccio si fa ricorso a "mediatori, suddivisi per aree geografiche".

Nello specifico, prosegue la relazione, si tratta di "ex appartenenti alla banda della Magliana", boss riconducibili alle "mafie tradizionali come camorra, cosa nostra e 'ndrangheta" oppure uomini con un passato criminale "nei movimenti della destra eversiva e in contatto con la malavita romana". 

Una rete criminale che gestisce un fiume di stupefacenti: basti pensare che solo nel 2018 sono stati sequestrati in città - fonte Polizia di Stato - oltre 4.200 chili di droga, di cui 2.004 di hashish, 1.813 di marijuana, 378 di cocaina e 53 di eroina. Negli ultimi anni dalle informative delle forze dell'ordine sono state documentate anche pratiche come l'utilizzo di telecamere che garantiscono il controllo della piazza di spaccio, sentinelle per avvisare i pusher in caso di arrivo delle forze dell'ordine ed ostacoli fissi come le inferriate. E poi l'organizzazione in 'turni di lavoro' della manovalanza utilizzata per immagazzinare in luoghi sicuri e vendere le sostanze stupefacenti.

A metà settembre una vasta operazione della Squadra Mobile di Roma, in collaborazione con la Dda, ha colpito alcuni grandi acquirenti di droga che poi riforniscono le piazze di spaccio. Dalle indagini è emerso che dalla Colombia arrivano grandi quantitativi di cocaina grazie all'appoggio logistico e organizzativo dei cartelli della droga. Mentre a rifornire di cocaina le piazze di spaccio del litorale laziale fino ad Acilia e all'Infernetto c'era un uomo collegato agli ambienti della camorra napoletana.

Il fortino di piazza Gasparri

Proprio sul litorale romano di Ostia insiste un'altra piazza di spaccio cittadina che negli ultimi anni ha visto numerosi interventi delle forze dell'ordine. Lo scorso luglio i Carabinieri hanno messo a segno un sequestro di 130 kg tra hashish e marijuana pronti ad essere messi sul mercato del litorale. A piazza Gasparri, a 'nuova Ostia', gli investigatori hanno scoperto perfino delle applicazioni per smartphone criptate da giovani spacciatori per inviare messaggi in codice legati alla cessione di sostanze stupefacenti.

Un 'fortino' quello di piazza Gasparri dove negli anni è stata documentata la presenza del clan Spada, di cui tre esponenti il mese scorso sono stati condannati in Corte di Assise per associazione a delinquere di stampo mafioso. Tra i reati formulati dai pm nei confronti degli imputati del maxi-processo, a vario titolo contestati, oltre all'associazione di stampo mafioso: l'omicidio, l'estorsione, l'usura, la detenzione e porto di armi e il traffico di stupefacenti.