Roma, Vasco riceve la Lupa d'Oro: "Io come Pannella, sempre dalla parte dei diritti"

(Adnkronos) - Duetto a sorpresa tra il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, e Vasco Rossi, prima della consegna della Lupa d'Oro al rocker di Zocca. Il Blasco al suo arrivo in Campidoglio è stato infatti accolto nella stanza del sindaco dove Gualtieri, che ha sempre una chitarra con sé, ha accompagnato Vasco che ha intonato ‘Albachiara’.

"A Roma sono sempre venuto anche a trovare Marco Pannella, per me resta un punto di riferimento. Come lui, io sono sempre dalla parte dei diritti civili, sociali e individuali", ha detto Vasco, che ha voluto ricordare come il leader radicale sia stato uno dei motivi del suo legame con Roma.

"Con me gli artisti internazionali hanno imparato a bussare quando vengono in Italia, a chiedere il permesso. Prima non era così, i grandi numeri li facevano solo gli artisti stranieri, io ho cambiato il paradigma", ha poi sottolineato ricevendo il riconoscimento e ripercorrendo le tappe salienti della sua carriera e dei suoi concerti nella Capitale, la sua unicità nel panorama della musica live nel nostro paese, che lo ha portato anche nell'estate del 2022 a totalizzare 701mila spettatori nei suoi concerti, 120mila dei quali hanno assistito alle due date romane al Circo Massimo. Un passaggio del suo discorso Vasco lo ha dedicato anche al fatto di non avere mai inciso canzoni in altre lingue: "Mi hanno proposto più volte di cantare in spagnolo ma io mi sono sempre rifiutato. Io sono italiano, canto in italiano, chi mi vuole ascoltare mi ascolta così come sono".

Ripercorrendo la sua ascesa live (anche se la prima trasferta a Roma "fu per una ragazza romana conosciuta a Zocca"), Vasco ha raccontato: "Roma sembrava inespugnabile. Veramente pure Firenze allora. Ma io facevo centinaia di concerti l'anno, pure le feste dell'Unità. All'inizio suonavamo per 100 persone. L'anno dopo erano 150, poi 200, poi 1000, poi 10000, poi sono diventate 100000. Cosa che non avrei mai pensato".

"Sono arrivato finalmente a Roma per la prima volta nell'86, poi negli anni '90 la svolta: finalmente un italiano faceva più persone degli stranieri. Non era mai successo, è stato proprio un cambiamento di paradigma. Ora gli stranieri che vengono in Italia devono bussare. Ho dato credibilità al rock in italiano. Io canto in italiano, canto 'come magno' - ha scherzato Vasco - chi capisce capisce, chi non capisce. Io non ho problemi".

Vasco ha ricordato anche che dopo il suo concerto del 1993, lo Stadio Flaminio "non lo diedero più a nessuno, perché il suono era abbastanza potente". Così, "dall'anno dopo ho occupato l'Olimpico", ha sottolineato tra gli applausi. "Sono arrivato a fare quattro concerti all'Olimpico di fila. nessuno straniero l'ha fatto. Noi siamo sempre esterofili e un po' provinciali". Infine, l'apoteosi del Circo Massimo dopo due anni di stop per la pandemia. "L'entusiasmo di essere finalmente insieme. Di essere usciti da questo bruttissimo incubo anche se abbiamo ancora problemi grossi. Speriamo di superare questo inverno e che non sia un inverno nucleare", ha aggiunto Vasco che, "orgoglioso di ricevere questo riconoscimento così importante da una città così importante", ha poi dedicato l'onorificenza ricevuta dal Comune di Roma al padre, "che portava - ha detto - con il camion la frutta ai Mercati Generali e non ha potuto vedere questa meravigliosa avventura che ho vissuto".