Roma, vivere da barboni in casa. Storie di abbandono tra topi e rifiuti

Annalisa Cesaretti
Benedizione minibus della Caritas Polonia

Un altro caso di emarginazione e povertà a Roma. Questa notte i vigili del fuoco di Roma sono intervenuti in via Marco Aurelio (due passi dal Colosseo), per un incendio in un appartamento al primo piano di una palazzina. I pompieri entrati nel locale per spegnere l'incendio hanno trovato una situazione di degrado e abbandono con la casa piena di scarti e rifiuti. La proprietaria si trovava all'esterno dell'abitazione ed è stata affidata alla polizia locale di Roma Capitale, per una sistemazione di fortuna. Al momento tutti i condomini sono rientrati nei loro appartamenti, solo una persona a scopo precauzionale è stata trasportata all'ospedale dal personale medico 118, in codice giallo per una lieve intossicazione.

La persona in questione, dal punto di vista sociale, viene definita una "barbona domestica" (termine brutto ma, purtroppo, efficace). Quello del 'barbonismo domestico' è un fenomeno sociale molto diffuso nella Capitale. Vede coinvolte per la maggior parte persone anziane, emarginate dalla solitudine e, in alcuni casi, dalla malattia. Abbandonate a loro stesse vivono in case trascurate, dove ogni spazio è invaso da cataste di oggetti accumulati nel corso dei mesi e degli anni. È in questi ammassi fatti di ricordi e cianfrusaglie che finiscono anche i rifiuti del quotidiano, rendendo allarmanti le condizioni igieniche dell'abitato e elevati i rischi di incendio. 

Lo scorso ottobre sul sito del comune di Roma è stato pubblicato un bando per l'assegnazione del servizio di contrasto al fenomeno. Per due anni, a partire dall'aprile del 2018, a occuparsi del progetto sarà la Cooperativa Roma Solidarietà, vincitrice della gara. La onlus promossa dalla Caritas Roma sta procedendo con la realizzazione del progetto definito dal Dipartimento Politiche Sociali, Sussidarietà e Salute della Capitale. Sono 133 finora i casi segnalati all'associazione, che ha provveduto a prenderne già in carico 78. 

"Ci troviamo davanti a delle situazioni di solitudine e abbandono che compromettono l'individuo dal punto di vista pisco-sociale", ha dichiarato Massimo Pasquo, responsabile dell'assistenza domiciliare sociale e sanitaria della Caritas di Roma. C'è quindi l'emarginazione sociale alla base dell'alterazione comportamentale che porta questi soggetti disagiati ad accumulare oggetti e rifiuti e a vivere in condizioni di estrema trascuratezza igienica. 

Tra le persone coinvolte nel fenomeno - stando a quanto appurato dalla onlus - la percentuale più alta, circa il 70%, è quella degli anziani. Un lutto grave, la perdita del lavoro e altri traumi rilevanti hanno però condotto anche un consistente numero di adulti verso questa forma di decadimento sociale e sanitario. Possono cadere nel baratro dell'isolamento soggetti provenienti da qualsiasi strato sociale. Si tratta di una problematica che prescinde dalla zona di provenienza e che, a detta di Pasquo, "non guarda in faccia al reddito". Le difficoltà del vissuto sanno trasformare la psiche umana fino a relegare corpo e mente in una condizione di assoluto degrado. 

"In alcune delle case nelle quali siamo intervenuti abbiamo trovato vaschette di cibo scaduto nel 2014 e topi che camminavano sui tavoli", ha raccontato Pasquo. Poi ha aggiunto: "Abbiamo capito che il problema è molto complesso. Bisogna intervenire dal punto di vista social sanitario sulla persona per poi passare alla bonifica della casa".

Uno degli elementi imprescindibili per la realizzazione del progetto riabilitativo è la costanza. Prima, però, è essenziale curare la fase dell'approccio: l'individuo deve imparare ad accettare l'aiuto che gli viene offerto. La difficoltà più grande spesso è rappresentata dal rifiuto da parte dell'emarginato. "Tutto sta nel convicere queste persone ad aprirci la porta delle loro case. All'inizio non è facile, spesso riscontriamo delle vere impossibilità nella realizzazione del progetto", ha specificato il responsabile Pasquo. "Devono potersi fidare. C'è chi ci ha permesso persino di fargli la doccia e di tagliargli i capelli". Sono tanti piccoli passi da compiere nel percorso di rieducazione alla convivenza sociale. 

 

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