Romano Prodi compie 80 anni

barbara tedaldi

Emiliano cosmopolita, padre nobile del centrosinistra, attivissimo nel suo impegno internazionale, Romano Prodi festeggia i suoi ottant'anni senza grandi clamori. Un'abitudine all'understatement con la quale maschera un curriculum che pochi possono vantare in Italia: presidente dell'Iri, ministro, federatore degli eredi di Dc e Pci sotto le insegne dell'Ulivo, unico leader di centrosinistra ad aver vinto le elezioni (per due volte ed entrambe con Silvio Berlusconi come competitor), presidente della Commissione Ue che ha deciso l'allargamento dell'Unione ad est, inviato dell'Onu per il Sahel.

Infaticabile tessitore di rapporti internazionali, ha scippato a Mosca l'egemonia sugli ex stati satellite accogliendoli nella Ue, eppure è una delle personalità internazionali più seguite dal Cremlino. Sincero atlantista, ha fitti rapporti anche con Pechino. Insomma, il Professore, come ancora lo chiamano tutti ricordando i suoi primi passi come assistente di Beniamino Andreatta, è ancora un globetrotter, pur conservando solide radici emiliane e casa a Bologna. Nessuna nostalgia per la politica attiva, che per due volte lo ha fatto cadere da presidente del Consiglio per mano amica e, sempre per mano amica, ha bloccato la sua corsa, non cercata, al Quirinale.

"Il mio mestiere è fare il predicatore - ha spiegato recentemente - incidere sulla vita politica è compito dei protagonisti: uno sta o dentro o fuori, non si sta sull'uscio". E i suoi pensieri riguardano spesso tre temi a lui particolarmente cari: il Pd, l'Italia e l'Europa. Anche se da lontano, minacciando anche di 'togliere le tende' al culmine del periodo renziano, ha sempre seguito infatti la vita del Pd, un po' padre nobile un po' voce dissonante rispetto al coro del momento, considerandolo l'erede, non sempre fedele, dell'Ulivo. Dopo mesi di freddo si è riavvicinato al partito sostenendo la corsa della segreteria di Nicola Zingaretti.

Nato a Scandiano, nel reggiano, il 9 agosto 1939, è ottavo di nove figli e manterrà sempre un legame fortissimo con tutta la sua famiglia. Si laurea in Legge alla cattolica di Milano e si specializza alla London school of economics. Diviene assistente di Beniamino Andreatta all'università di Bologna e poi, sempre all'Alma mater, professore di Economia e politica industriale. Nel 1969 si sposa con Flavia Franzoni, anch'essa economista, che è sua compagna di vita ma anche di riflessioni sociali e politiche e da cui ha avuto i due figli Giorgio e Antonio. Ha sei nipoti.

Chiamato spesso all'estero come visiting professor, presiede Il Mulino, fonda Nomisma, viene nominato ministro dell'Industria nel governo Andreotti IV nel 1978, poi dal 1982 al 1989 e' presidente dell'Iri, su nomina di Giovanni Spadolini, e indicazione di Ciriaco De Mita, poi di nuovo su nomina di Carlo Azeglio Ciampi dal 1993 al 1994. Si dimette una volta divenuto presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Pochi giorni dopo annuncia in una intervista: "un impegno in politica diventa un dovere, vista la situazione".

Il 13 febbraio 1995 Romano Prodi lancia il movimento dell'Ulivo, che unisce le tradizioni dei riformisti di origine democristiana e di sinistra oltre a diverse aree, dai repubblicani ai Verdi. Alle elezioni del 1996, grazie anche alla desistenza con Rifondazione comunista, vince e diventa presidente del Consiglio. Da molti viene considerato il primo governo di centrosinistra della Repubblica. Tra le misure più ricordate il risanamento dei conti pubblici e la decisione, condivisa con Carlo Azeglio Ciampi suo ministro dell'Economia, di far entrare l'Italia nell'euro fin dalla sua nascita.

Nell'ottobre del 1998, mentre Rifondazione comunista non gli vota la fiducia, il governo cade. Gli succede il governo D'Alema. Nel 1999 viene nominato presidente della Commissione europea e guida l'allargamento a Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, oltre che Estonia, Lettonia, Lituania, Malta e Cipro. Un allargamento a est, a poco piu' di dieci anni dalla fine dell'Urss, criticato da molti ma su cui non si è mai ricreduto: "lo rifarei" ha detto in seguito. 

Chiamato a gran voce dai leader di centrosinistra nel 2005, torna sulla scena politica italiana e partecipa alle primarie che vince contro Fausto Bertinotti. Nel 2006 vince le elezioni con pochissimo scarto, dando vita con la coalizione dell'Unione a una maggioranza traballante. L'arrivo di un avviso di garanzia alla moglie del ministro della Giustizia Clemente Mastella, è il colpo di grazia che fa crollare tutto. La sfiducia votata dalle Camere fa cadere il governo e si torna alle elezioni, che saranno vinte da Silvio Berlusconi. Il 19 aprile 2013, mentre è in missione in Africa, gli viene comunicato che il Pd lo candida alla presidenza della Repubblica: il pallottoliere si ferma però a 395 voti invece dei 504 necessari e mancano all'appello 101 voti del Pd. A seguito di questo voto Pierluigi Bersani si dimise da segretario del Pd e al Quirinale rimase per altri due anni Giorgio Napolitano. 

Prodi però non si ferma. Il segretario generale dell'Onu gli conferisce l'incarico di inviato speciale per il Sahel; insegna in diverse università straniere, dalla Brown (Usa) alla Ceibs (Shanghai), presiede la sua fondazione, è chiamato a tenere conferenze e incontri da numerose istituzioni internazionali. "Saggezza - ha spiegato in una recente intervista l'ex Premier - vuol dire coerenza e un messaggio che viene capito, rapporti umani normali. Invece oggi c'è sempre qualche dichiarazione, qualche insulto. Qui bisogna stare alla scrivania e lavorare, fare i conti, non è con l'esasperazione che si risolvono i problemi". 

Per l'Italia ha sempre pensato in grande, non accontentandosi di vederla solo come il Belpaese ma volendo per lei il ruolo di una piccola potenza in grado di giocare sui tavoli internazionali; anche per questo, più volte, ha sollecitato il Paese a "svegliarsi" per mettersi in collegamento con il commercio di merci e idee che transitano per il centro del Mediterraneo. Infine Bruxelles, che ha guidato per cinque anni. "L'Europa è l'unico posto al mondo in cui la democrazia è ancora una priorità, insieme ai paesi figli dell'Europa stessa, dal Canada all'Australia alla Nuova Zelanda. Altrove c'è una tendenza all'autoritarismo che mi preoccupa molto" ha detto pochi giorni fa, non nascondendo una passione ancora vivissima per la costruzione europea. Ma l'orizzonte del Professore non si ferma nel vecchio continente. Complici i viaggi e la sua fondazione 'Per la collaborazione tra i popoli', mantiene uno sguardo su tutti i quadranti dello scenario geopolitico.