Rosanna Rossi da Ida Pisani, la pittura come attualità

Rosanna Rossi da Ida Pisani, la pittura come attualità

Milano, 27 set. (askanews) – C’è la forte sensazione di stare davanti a un percorso che ha voluto essere pervicacemente pittorico, consapevolmente pittorico, pur nell’eterogeneità dei materiali utilizzati. Avvicinarsi alla storia creativa di Rosanna Rossi, artista cagliaritana classe 1937, è sia un’emozione sia uno stimolo al ragionamento sul medium artistico più riconosciuto. La possibilità è offerta dalla Prometeogallery di Ida Pisani a Milano, che ospita nei grandi e luminosi spazi di via Ventura la personale “Vibrazioni sottili”. E con Rosanna Rossi abbiamo provato a ripercorrere oltre 60 anni di carriera.

“Io non mi sono accorta del tempo che è passato – ha spiegato l’artista ad askanews – è come se fosse ieri che ho iniziato a lavorare. Non ho una negatività per dire, ah quello l’ho fatto tanti anni fa, no. Ogni cosa che ho fatto è presente, non è né futuro né passato, è attuale, è l’attualità”.

Attualità che passa attraverso l’evidente aderenza dei lavori di Rossi a molti dei principali stilemi della pittura recente, ma al tempo stesso si trova anche nella sua capacità di riformulare certi linguaggi attraverso una interpretazione che è sempre originale e consapevole. “Non ho pensato a come definire la mia pittura – ci ha detto – però certo amore per la pittura sì”.

Tra le caratteristiche più note della pratica di Rosanna Rossi c’è l’utilizzo di materiali trovati, in particolare gli spaghi e le garze che, nelle sue mani, diventano tasselli di un unico lungo ragionamento creativo sul tema, fondante, della linea.

“Gli spaghi – ha concluso la pittrice – li ho utilizzati perché ero affascinata dalla possibilità di poter fare tutto, comunque, con qualsiasi mezzo. La linea però era il punto fermo della mia ricerca e anche gli spaghi rientrano in questa ricerca”.

Una ricerca cui è utile guardare oggi, per capire in che modo è possibile creare una pittura che si confronta con la storia dell’arte, ma che al tempo stesso vive dalla propria indipendenza non postmoderna.