Rsf: 50 giornalisti uccisi nel 2020, il 68% in Paesi in pace

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 29 dic. (askanews) - Sono 50 i giornalisti uccisi nel 2020 mentre svolgevano il proprio lavoro, la maggior parte dei quali in paesi considerati in pace. E' quanto emerge dal bilancio annuale diffuso da Reporters sans frontieres (Rsf).

L'organizzazione ha evidenziato che, se nel 2016 il 58% dei giornalisti era rimasto ucciso in paesi in guerra, oggi la percentuale di quanti muoiono in zone di conflitto è pari al 32%. Quindi il 68% dei giornalisti è stato ucciso in Paesi in pace, in particolare in Messico (8), India (4), Pakistan (4), Filippine (3) e Honduras (3).

Di tutti i giornalisti uccisi nel 2020, ha sottolineato Rsf, l'84% è preso di mira e deliberatamente eliminato, contro il 63% del 2019.

"La violenza del mondo continua a colpire i giornalisti - ha commentato il segretario generale di Rsf, Christophe Deloire - parte dell'opinione pubblica ritiene che i giornalisti rimangano vittime dei rischi del mestiere, anche se sono sempre più presi di mira quando indagano o fanno reportage su argomenti sensibili. Ciò che viene indebolito è il diritto all'informazione, che è un diritto di tutti gli esseri umani".