Ruby bis, Emilio Fede evita il carcere: sconterà la pena ai domiciliari

Emilio Fede (Photo by NurPhoto/NurPhoto via Getty Images)


Emilio Fede non andrà in carcere. Sconterà la sua pena di quattro anni e sette mesi in regime di detenzione domiciliare. Lo ha deciso il Tribunale di Sorveglianza di Milano.

L’ex direttore del Tg4 era stato condannato lo scorso aprile in via definitiva per il caso Ruby bis. Ma i giudici (Gaetano La Rocca, Maria Paola Caffarena e due esperti) hanno accolto una delle istanze dell’avvocato Salvatore Pino, e hanno deciso di “graziare” il giornalista, che sconterà la pena nella sua abitazione.

Il motivo? Fede ha compiuto 88 anni ed è malato, dunque, secondo il Tribunale, mandarlo dietro le sbarre “andrebbe contro il senso di umanità”. I domiciliari, inoltre, sarebbero “una soluzione più idonea anche ai fini rieducativi”.

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In realtà già il 12 aprile era arrivata per lui una buona notizia. La Procura generale milanese, infatti, sempre su istanza della difesa, aveva sospeso l'ordine di carcerazione aprendo, dunque, la strada dei domiciliari. Oggi, dopo un'udienza che si è tenuta due giorni fa, i giudici della Sorveglianza in prima battuta hanno respinto la prima richiesta della difesa del giornalista di "differimento dell'esecuzione della pena", accogliendo, invece, l'istanza per i domiciliari “nel rispetto della dignità della persona".

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Fede è stato condannato per favoreggiamento e tentata induzione della prostituzione (insieme a Nicole Minetti, già consigliera regionale in Lombardia, condannata a 2 anni e 10 mesi per il solo favoreggiamento della prostituzione). Il processo Ruby bis era nato dall’inchiesta sulle serate nella Villa di Arcore dell’ex premier Silvio Berlusconi.

Secondo il giudice della Cassazione, il giornalista è stato “il garante delle serate di Arcore e il punto di riferimento per tutto quanto ruotava attorno al format di queste serate”, mentre Nicole Minetti rappresentava “l’indispensabile cerniera tra Berlusconi e le ragazze a lui destinate”.

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Fede potrà uscire dalla sua abitazione solo per quattro ore al giorno, tra le 10 e le 12 e tra le 16 e le 18, oltre che per “comprovati motivi di salute”. E non potrà frequentare pregiudicati e “dovrà adoperarsi per quanto possibile al risarcimento del danno“.

E’ molto probabile che l’ex direttore passerà solo alcuni mesi ai domiciliari perché, quando la parte rimanente della pena arriverà a 4 anni, potrà chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali. Affidamento che, invece, ha potuto già chiedere la Minetti, perché la sua pena di 2 anni e 10 mesi è stata subito sospesa.

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