Ruggero Cappuccio: "Campania Teatro Festival all'insegna della contemporaneità"

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"Puntiamo tutto sui contemporanei, in un Paese che ha sempre curato più l'arte e la cultura classica che non quella contemporanea. Ebbene, leggendo il programma di questa edizione del festival, il primo elemento artistico che salta agli occhi è che per l'85% gli autori rappresentati sono contemporanei, moltissimi dei quali viventi mentre la quasi totalità appartiene comunque al Novecento: questo è il nostro unico 'filo rosso' che lega i vari spettacoli". E' quanto sottolinea all'AdnKronos Ruggero Cappuccio, direttore artistico del 'Campania Teatro Festival' inaugurato ieri sera e che proporrà le sue performance fino a metà dicembre, per tre mesi di programmazione, con il sostegno della Regione Campania.

"Se facciamo un salto all'indietro, scopriamo che nell'Ottocento erano più moderni di noi nel considerare i 'loro' contemporanei - riflette Cappuccio - basti pensare che a 24 anni Gioachino Rossini poteva entrare nel Teatro Argentina di Roma per rappresentare il suo 'Barbiere di Siviglia': oggi sarebbe impensabile che un 24enne entri alla Scala di Milano o al San Carlo di Napoli a rappresentare una sua opera. Dunque, il 'Campania Festival' vuol prendersi cura delle scritture contemporanee, trovando in questa scelta il suo elemento di forza".

Per il resto, "non c'è volutamente un fil-rouge, anche se onestamente sarebbe molto più comodo e più facile organizzare un festival 'a tema', il potere oppure la seduzione oppure la follia, scegliendo una ventina di spettacoli e costringendo registi e drammaturghi a far finta di aderire a quel tema... In realtà, ci sta a cuore intercettare gli artisti e conoscere qual è la loro necessità artistica. Il nostro festival si fonda sulla contemporaneità e l'affresco che ne viene complessivamente fuori è strettamente legato alle ispirazioni di ogni singolo artista".

L'inizio della programmazione settembrina è sicuramente molto 'forte', con titoli e testi che dopo l'inaugurazione di ieri con 'Fuck Me', proseguirà la prossima settimana con 'Transverse Orientation', con gli spettatori preavvisati in entrambe le occasioni sulla presenza di scene di nudo integrale...

"Il nudo fa ancora scandalo presso le classi sociali che hanno bisogno di uno scandalo - replica Cappuccio - In realtà, ad essere scandalosa non è mai la forma ma la motivazione: i nudi di Michelangelo alludono all'armonia o al dramma dell'essere umano e dell'universo. Tutto dipende dalla motivazione che c'è dietro il nudo: nei casi citati del nostro cartellone, il nudo non è uno specchietto per allodole o un elemento di scandalo gratuito ma è una necessità artistica".

Cartellone che include anche l'inaugurazione della mostra dedicata al genio musicale di Pino Daniele il 18 settembre e che si chiuderà poi a metà dicembre con 'Le danze pandemiche', un titolo quanto meno evocativo rispetto all'attuale pandemia causata dal Covid che segna la stagione, non solo teatrale, che stiamo vivendo. "Ma ci si salva soltanto con la cultura - sottolinea il direttore artistico - non ci sono altri modi per sopravvivere".

(di Enzo Bonaiuto)

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