Russia, al capolinea lo strano caso di Jurij Dmitriev, lo storico del Gulag

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Roma, 14 ott. (askanews) - Lo strano caso di Jurij Dmitriev, e il tentativo di ottenerne la revisione, è arrivato al capolinea. Il 12 ottobre 2021, sul sito web della Corte Suprema della Federazione Russa, è stato comunicato che la richiesta di riesame del caso dello storico russo, esperto della 'memoria del gulag', presso il tribunale della Corte di Cassazione è stata respinta.

Come ricostruisce Memorial, l'associazione nata a Mosca negli anni Ottanta e che da allora milita per il recupero della memoria e per i diritti fondamentali, una settimana fa nella scheda sul procedimento del caso Dmitriev era stata notificata la ricezione da parte del Collegio Giudiziario per i Casi Penali e la sua trasmissione al giudice. Jurij Dmitriev - che è membro di Memorial - aveva presentato la richiesta di ricorso per cassazione alla Corte Suprema della Federazione Russa a giugno 2021 (questo è il suo secondo tentativo di ricorso, dopo che la Corte di Cassazione della Terza Giurisdizione Generale aveva confermato la condanna di Dmitriev a tredici anni di carcere).

"La decisione della Corte Suprema russa di non portare avanti la revisione del caso dello storico e membro di Memorial Internazionale Jurij Dmitriev lascia interdetti. L'intera vicenda giudiziaria di Dmitriev è costellata di momenti poco chiari e decisioni prese in violazione di diritti fondamentali - ha commentato ieri Memorial Italia, presieduto dallo storico Andrea Gullotta - a Dmitriev sono stati negati il diritto a un equo processo e, in occasione della seduta di appello del settembre 2020 che lo ha condannato a 13 anni di reclusione, il diritto alla difesa. Le numerose violazioni procedurali hanno portato l'Associazione per i diritti umani Memorial a presentare un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Memorial Italia continuerà a lavorare assieme a Memorial Internazionale perché i diritti di Jurij Dmitriev vengano rispettati".

La vicenda di Dmitriev è a dir poco contorta sul piano giudiziario ed inspiegabile senza ammettere la volontà di colpire uno studioso le cui ricerche sulle vittime del grande terrore staliniano sono diventate scomode. Sino a cinque anni fa, Dmitriev era figura nota solo a un ristretto circolo di specialisti del gulag, in particolare per i ritrovamenti, a fine anni Novanta, di enormi fosse comuni in Carelia, Russia nord-occidentale, con i resti di oltre settemila corpi di vittime delle repressioni staliniane. Quei siti, a Krasnyj Bor e Sandarmoch, sono diventati una sorta di memoriale spontaneo, luogo di riflessione collettiva sul passato staliniano.

Poi, a fine 2016, Dmitriev viene accusato di produzione di materiale pedopornografico e possesso illegale di armi e da lì parte una saga giudiziaria con alti e bassi, assoluzioni e condanne, e puntuali rilanci, fino ad oggi. Nei primi due processi lo storico viene assolto per gli originari due capi d'accusa, e condannato a luglio a due anni e mezzo per abusi (giudicati inesistenti da periti indipendenti, e dato che il reato prevede una condanna a 12 anni di carcere, il verdetto viene considerato una mezza assoluzione). Alle tesi di Dmitriev sulle fosse in Carelia si affiancano ipotesi di altri storici, secondo i quali tra i resti ritrovati vi sono quelli di soldati dell'Armata rossa. Intanto si arriva poi a un terzo processo sempre per materiale pedopornografico e la condanna a 13 anni di carcere da parte della Corte suprema della Carelia. Forse definitiva.

Dopo il niet della Corte suprema federale russa al riesame, infatti, resta la teorica opzione della grazia presidenziale, improbabile, dato il reato contestato allo storico, oggi 65enne.

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