Russia, Medvedev si dimette

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Scossone politico in Russia: il premier Dmitry Medvedev, a capo del governo da otto anni, ha annunciato le sue dimissioni e quelle dell'esecutivo da lui guidato poco dopo l'annuncio di riforme costituzionali da parte del presidente Vladimir Putin nel corso del discorso sullo stato della nazione. Al posto di Medvedev, Putin ha nominato il semisconosciuto Mikhail Mishustin, 53 anni, da dieci a capo del Fisco russo, economista ed autore di numerose pubblicazioni in materia. 

Nell'annunciare le sue dimissioni in un discorso in tv, Medvedev ha spiegato che i cambiamenti preannunciati dal presidente, "quando saranno adottati e questo avverrà dopo un dibattito, introdurranno degli emendamenti importanti non solo ad alcuni articoli della Costituzione, ma anche in generale nell'equilibrio dei poteri".  

In questo contesto, ha spiegato il primo ministro dimissionario, "è evidente che noi, come governo, dobbiamo dare al presidente la possibilità di prendere tutte le decisioni necessarie a questo scopo e in queste condizioni penso sia giusto che il governo si dimetta". Medvedev diventerà numero due del Consiglio di sicurezza russo, presieduto dallo stesso Putin.  

Secondo quanto annunciato dal presidente, le riforme della Costituzione - che saranno sottoposte a referendum - prevedono un rafforzamento dei poteri del Parlamento, preservando comunque il sistema presidenziale in vigore nella Federazione russa. "Ritengo necessario sottoporre al voto dei cittadini l'insieme delle revisioni della Costituzione proposte", ha detto Putin, che ha parlato anche di un rafforzamento dei poteri dei governatori regionali. 

Senza indicare un calendario delle misure, il presidente ha insistito molto sul ruolo del Parlamento nella formazione del governo, dandogli la prerogativa di eleggere il premier, che il capo dello Stato sarà obbligato a nominare. Attualmente la Duma ha solo il potere di confermare il primo ministro, nominato dal presidente. Secondo Putin, si tratta di un cambiamento "significativo" per il quale ritiene la Russia "matura".  

Gli osservatori ritengono che dietro questa mossa ci possa essere l'intenzione di Putin - quando il suo mandato scadrà nel 2024 ed al termine del quale non potrà più candidarsi - di tornare a fare il premier, come fece negli anni scorsi, dopo la fine dei primi due mandati consecutivi, quando il suo posto venne 'presidiato' al Cremlino dallo stesso Medvedev.  

Tra le altre riforme anticipate da Putin ci sono poi quella del Consiglio di stato, il divieto per i membri del governo ed i giudici di risiedere all'estero e l'obbligo per tutti i candidati alle presidenziali di aver vissuto gli ultimi 25 anni in Russia. E poi vorrebbe introdurre il limite totale dei due mandati per il presidente, non solo consecutivi: è stata proprio la mancanza di questo limite che invece gli ha permesso di essere alla guida del Paese per quattro volte, dal 2000 al 2008, e poi dal 2012 al 2024, con l'estensione del mandato a sei anni.  

In ogni caso, resta il fatto che Putin non sia completamente soddisfatto del lavoro del governo dimissionario, tanto che, dopo aver ringraziato Medvedev, ha sottolineato che "non è tutto" è stato ottenuto.