Russia, "modello Cecenia di Kadyrov si è diffuso in tutto il Paese"

(Adnkronos) - "La Cecenia è stata il 'poligono' per violazioni dei diritti umani che si sono poi diffuse nel resto della Federazione russa. E' stato nella Repubblica del Caucaso che abbiamo iniziato ad assistere a rapimenti e violenza sessualizzata contro uomini per le loro posizioni politiche e per il loro orientamento sessuale e ora queste pratiche si stanno diffondendo", denuncia all'Adnkronos Olga Sadovskaya, del Comitato contro la tortura. "E' in atto una "kadyrovizzazione della Russia: quello che è accaduto in Cecenia (dalla seconda guerra all'inizio degli anni Duemila ndr), si sta propagando altrove", aggiunge Sadovskaya, denunciando che "i kadyrovtsy (i membri delle milizie istituite in Cecenia da Ramzan Kadyrov, ndr) si muovono oramai in tutto il Paese". E "malgrado il numero mostruoso di denunce da parte dei cittadini, non è stato avviato un solo caso per tortura".

Poco prima dell'inizio dell'operazione militare speciale contro l'Ucraina, a gennaio era stata rapita con tecnica cecena, ma a Nizhni Novgorod, Zarema Musaeva, una donna di 52 anni, malata di diabete. Era stata prelevata a casa, dove erano presenti il marito, l'ex giudice federale in Cecenia, Saydi Yangulbaev e il loro avvocato. L'obiettivo, sono due dei loro figli- Abubakar, di 29 anni, e Ibrahim, di 27 - oppositori a Kadyrov e fuggiti da tempo all'estero, come il resto della famiglia.

Esclusa Musaeva. Che è accusata di aver assalito un agente di polizia e detenuta a Grozny, dove, dallo scorso agosto, è in corso il processo a suo carico che dovrebbe concludersi entro fine anno. La donna è stata portata con la forza in Cecenia come testimone in un presunto caso di frode di cui è stata in seguito accusata.

Questo episodio dimostra, secondo il Comitato contro la tortura, che "la geografia di questi rapimenti si sta estendendo". "I casi sono molti, ma non tutti arrivano a conoscenza del pubblico. Gli Yangulbaev sono una famiglia nota e siamo riusciti a informare subito i media del rapimento di Musaeva. Ma molti ceceni normali sono così intimiditi che rimangono in silenzio sulle torture o i rapimenti subiti".

Un altro caso di rapimento oltre i confini della Cecenia è quello di Salman Tepsurkaev, amministratore di un canale Telegram dell'opposizione, sequestrato a Gelendzhik, nella regione di Krasnodar, e portato a Grozny. Dopo il suo sequestro è stato pubblicato sul suo canale un video in cui è seduto, nudo, su un bottiglia. Oppure quello dei due ceceni Lgbt, Saleh Magamadov e Ismail Isaev, fermati anche loro, ma dalla polizia russa, a Nizhny Novgorod, dove si erano rifugiati dopo essere stati perseguiti per il loro orientamento sessuale in Cecenia, e portati a Gudermes, in Cecenia.

Più recente, il caso del poeta Artyom Kamardin, torturato a Mosca per aver pubblicato online una lettura di una sua poesia contro la guerra. Dopo una irruzione della polizia nella casa in cui viveva con la fidanzata, Aleksandra Popova, alla fine di settembre, Kamardin è stato stuprato con un manganello e filmato. Popova è stata costretta a guardare il video. Al suo avvocato non è stato consentito di intervenire e la perquisizione non era autorizzata. Kamardin, in seguito accusato di aver incitato odio con la minaccia di violenza, è stato costretto a inginocchiarsi e a registrare un video di scuse per aver letto pubblicamente la sua poesia. Popova è stata assalita verbalmente e fisicamente e gli agenti hanno minacciato di stuprarla in gruppo.

Secondo uno studio del Centro di ricerche indipendenti Levada del 2019, un russo su dieci, già allora, aveva avuto esperienza di tortura da parte di forze della sicurezza o di forze riconducibili alle autorità. "Ma dall'inizio della guerra contro l'Ucraina c'è stata una escalation di violenza", con detenzioni arbitrarie, aggressioni alle manifestazioni di protesta, torture di personalità del mondo della cultura, con fenomeni regionali, come le aggressioni delle donne che, nel Caucaso del Nord, hanno partecipato a proteste contro la mobilitazione, elenca Sadovskaya, sottolineando che il Comitato contro la tortura, una organizzazione che si occupa di condurre inchieste sui casi di tortura e assistere le vittime, è ancora ben presente in Russia. Il 90 per cento dello staff non ha lasciato il Paese. Così come non lo hanno fatto tutti gli avvocati che lavorano per l'organizzazione.

"Partecipare a una guerra porta sempre un aumento della violenza nella società. E' stato il caso della guerra in Cecenia. I reduci hanno trovato lavoro nelle forze di sicurezza, molti di loro hanno trasferito i metodi di guerra alla vita in tempo di pace. Questi significa che una "prova colossale" aspetta i russi nel prossimo futuro, oltre a quello che già accade ora. Ma certo, si può dire che c'è un legame fra quello che accade in Russia e le azioni dei soldati russi in Ucraina di cui abbiamo avuto notizia", spiega Natalia Kurekina, portavoce dell'organizzazione.

"Quasi ogni giorno riceviamo denunce di tortura in Russia. La situazione di Kamardin è unica perché ha ricevuto grande attenzione dei media. Ma per le persone che si trovano nelle diverse regioni del Paese e che si rivolgono a noi, è difficile di norma raggiungere l'attenzione dell'opinione pubblica". L'ultima in ordine di tempo è quella del docente universitario, Sergey Abramov, picchiato e strozzato dal direttore del dipartimento inquirente del ministero degli Interni per il distretto di Mosca di Troparynovo-Nikulino lo scorso ottobre.