Russia, Sisci: "Spallata Usa isolerebbe la Cina"

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Il "risvolto cinese" della questione russa. "Se una spallata americana portasse la Russia a più miti consigli, senza Vladimir Putin o anche con Putin, non nuovo a giravolte, questo avrebbe un doppio effetto: isolare la Cina, che conta sulla Russia per la sua sicurezza dell'est, e anche tranquillizzare la Germania". Ragiona così con l'Adnkronos Francesco Sisci, professore di geopolitica alla Luiss e alla Renmin University of China di Pechino, convinto che la Russia sia un "low-hanging fruit" e che "nei prossimi sei mesi, un anno, vedremo una maggiore pressione sia sulla Russia che sulla Cina", che resta "il primo obiettivo americano, ma anche del Quad", il Quadrilateral Security Dialogue che vede protagonisti Giappone, Australia e India insieme agli Stati Uniti.

"Quello che si vede oggi in Russia - prosegue Sisci all'indomani delle dichiarazioni di Joe Biden su Putin - è una grande debolezza. Oltre alle proteste per Alexei Navalny c'è la difficoltà economica del Paese per il prezzo basso del petrolio e questa situazione di difficoltà economica e di instabilità sociale durerà per i prossimi mesi". Sembra, aggiunge, "ci sia anche insoddisfazione da parte di molti colonnelli russi che soffrono di questa situazione di scontro permanente con l'Occidente", che vorrebbero un "rapporto migliore". E gli Stati Uniti di Biden, ribadisce nella sua analisi, "stanno spingendo sulla Russia o per far cadere Putin o per spingerlo a più miti consigli, un obiettivo di breve-medio termine, utile di per sé ma anche per gli altri due motivi, isolare la Cina e aiutare a tranquillizzare la Germania".

Intanto Cina e Stati Uniti vanno ad Anchorage, in Alaska, per il primo faccia a faccia tra i vertici delle due potenze nell'era Biden. "Già il luogo mi sembra simbolico: è lì che si incontravano americani e russi durante la Guerra Fredda, quindi volenti o nolenti c'è questa memoria da Guerra Fredda. E' ricominciata la Guerra Fredda, direi quasi formalmente", commenta Sisci, che si dice convinto che gli Usa useranno "questo anno per creare una più ampia e più stretta alleanza tra i Paesi occidentali" in funzione anti-cinese.

Parla da solo il tour in Asia del segretario alla Difesa Lloyd Austin e del segretario di Stato Antony Blinken, che dal Giappone ha accusato la Cina di "coercizione e aggressione" rispetto ai diritti umani a Hong Kong e nello Xinjiang e di una sempre maggiore aggressività, con il pensiero a Taiwan e al Mar cinese meridionale. La missione serve a "coordinarsi con gli alleati asiatici, con il Giappone in particolare, e quindi ad avere in qualche modo le spalle coperte - osserva Sisci - L'America non vuole più andare a un incontro con la Cina da sola, ma vuole un coordinamento con gli alleati".

Con il viaggio di Blinken in Asia, prosegue, gli "Stati Uniti stanno cercando di stringere l'alleanza militare, economica, politica americana intorno alla Cina". "E' possibile poi - aggiunge - che dopo l'incontro di Anchorage e quindi dopo avere chiarito la propia posizione con la Cina, con alle spalle una posizione chiarita con gli alleati asiatici, l'America chieda più precisione all'Europa".

Alla vigilia dei colloqui in Alaska, dopo anni di tensioni a tutto campo tra Pechino e l'Amministrazione Trump, gli Stati Uniti di Biden hanno sanzionato 24 funzionari cinesi e di Hong Kong in relazione all'ultima stretta di Pechino sull'ex colonia britannica. "E' - rimarca Sisci - una condanna formale e molto pratica del nuovo governo della Cina su Hong Kong". In questo clima Pechino - come ha detto l'ambasciatore cinese a Washington, Cui Tiankai - non ha "grandi aspettative" sull'incontro di Anchorage. Secondo Sisci, le due potenze "prenderanno le misure", ma difficilmente ci saranno "risultati importanti". Anche perché, evidenzia, la Cina manda in Alaska Yang Jiechi e Wang Yi, che vengono dal ministero degli Esteri, "persone abituate a esporre la versione ufficiale cinese agli stranieri e ad ascoltare quello che gli stranieri dicono, ma non hanno margini veri di trattativa e di manovra".