Russiagate, Barr: "Durham pensa che in Italia informazioni utili a indagine"

webinfo@adnkronos.com

Il procuratore John Durham, che sta conducendo la contro-indagine sul Russiagate, è convinto che in Italia "possano esserci informazioni utili all'indagine". Lo afferma l'attorney general (il ministro della Giustizia) William Barr, che in un'intervista a Fox News spiega, tra l'altro, la natura delle sue visite in Italia al fianco di Durham il 15 agosto e il 27 settembre scorsi. "Alcuni dei Paesi che John Durham riteneva potessero avere alcune informazioni utili all'indagine, volevano discutere preliminarmente con me della portata dell'indagine, della sua natura e di come io intendessi gestire informazioni confidenziali e via dicendo", ha riferito Barr all'emittente Usa. 

Quindi, prosegue l'attorney general, "inizialmente ho discusso queste questioni con quei Paesi e ho presentato loro a John Durham e stabilito un canale attraverso il quale Durham può ottenere assistenza da quei Paesi". Sulle visite romane di Barr e Durham, nei giorni scorsi ha riferito al Copasir il premier Giuseppe Conte, mentre per oggi è in programma l'audizione del direttore del Dis, Gennaro Vecchione.  

Quanto alla direzione che l'indagine potrebbe assumere, Barr si è lasciato andare ad un laconico "vediamo come va a finire", aggiungendo che Durham "sta facendo progressi". I progressi di Durham, la cui indagine recentemente è passata dall'essere una semplice indagine amministrativa ad una vera e propria inchiesta penale, per Barr sono stati resi possibili grazie alla nuova gestione dell'Fbi, ora guidata da Christopher Wray. Va ricordato che il procuratore Durham è stato incaricato dallo stesso Barr di indagare su eventuali irregolarità all'origine dell'indagine del 2016 dell'Fbi sulle infiltrazioni russe nella campagna presidenziale di Donald Trump.  

Da quell'indagine iniziale, che secondo l'Amministrazione Trump è stata viziata da irregolarità, è poi nata l'inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller sul Russiagate. Secondo Barr, all'interno dell'Fbi c'è stato "un fallimento della leadership nel 2016 e in parte del 2017". Fin troppo evidente il riferimento all'ex direttore James Comey, poi licenziato da Trump. La tesi sostenuta dall'Amministrazione Trump sull'indagine del 2016 e sulla conseguente inchiesta di Mueller punta a ribaltare la narrativa ufficiale sul Russiagate: la campagna presidenziale venne 'infiltrata', per poi tenere sotto scacco l'ex tycoon.  

Un ruolo importante, in questo presunto complotto, lo avrebbe avuto il professore maltese Joseph Mifsud, che dopo un incontro alla romana Link Campus University offrì all'allora consulente della campagna di Trump George Papadopoulos materiale "sporco" su Hillary Clinton, sotto forma di migliaia di email compromettenti, in possesso del governo russo. In base alla contronarrativa, Mifsud non fu altro che un 'agente provocatore' manovrato da alcune intelligence occidentali, a loro volta attivate dall'Amministrazione Obama.  

Secondo lo stesso Trump, che finora non è mai entrato nei dettagli della vicenda, la campagna presidenziale del 2016 fu "corrotta" e la corruzione potrebbe portare "fino al presidente Obama". Trump, nella recente conferenza stampa alla Casa Bianca insieme al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, si è detto convinto che anche l'Italia "potrebbe" essere coinvolta nella vicenda.  

Nell'intervista a Fox News, Barr ha anche respinto al mittente le accuse che gli sono state lanciate dai Democratici, di voler usare l'indagine condotta da Durham come strumento per una 'vendetta politica' della Casa Bianca. "E' completamente sbagliato e non ci sono basi per questo, io agisco per conto degli Stati Uniti", ha detto l'attorney general. Barr ha anche ribadito che il suo è un ruolo di semplice assistenza a Durham, soprattutto in relazione al rapporto con i Paesi stranieri, come l'Italia, toccati dall'indagine. "E' lui a capo dell'indagine, non sono io a condurla", ha sottolineato il ministro della Giustizia Usa.