Russiagate, fonti: "In rapporto Horowitz prove di false dichiarazioni Fbi"

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Il rapporto dell'ispettore generale del Dipartimento di Giustizia Michael Horowitz sull'indagine Trump-Russia contiene prove "incontrovertibili" che l'Fbi ha fornito false informazioni ed omesso importanti dettagli per ottenere l'autorizzazione ad intercettare la campagna presidenziale di Trump. E' quanto scrive il giornalista investigativo John Solomon, anticipando alcune conclusioni del rapporto, che dovrebbe essere reso pubblico a breve.  

L'Fbi, scrive Solomon citando fonti a conoscenza del contenuto del rapporto, avrebbe "ingannato" il tribunale speciale Fisa (Foreign Intelligence Surveillance Act), che autorizza l'uso delle intercettazioni nelle indagini di controspionaggio, per spiare a partire dall'ottobre 2016 Carter Page, ex consulente della campagna di Trump. L'autorizzazione per le intercettazioni venne approvata la prima volta il 21 ottobre 2016 e rinnovata tre volte nel corso del 2017. 

"Le prove di false dichiarazioni, false informazioni e inganno attraverso omissioni solleverà un importante dibattito sul Fisa", afferma la fonte citata da Solomon. Tuttavia, il rapporto confermerebbe che l'Fbi aveva elementi sufficienti per aprire un'indagine di controspionaggio sulle possibili collusioni tra la campagna di Trump e la Russia. Collusioni che non vennero mai provate, anche al termine dell'indagine sul Russiagate condotta dal procuratore speciale Robert Mueller.  

Le prove che i giudici del tribunale speciale Fisa furono fuorviati nelle loro decisioni sarebbero così evidenti, scrive Solomon citando fonti a conoscenza del rapporto, che il ministro della Giustizia William Barr potrebbe, volendo, annullare tutti gli atti dell'Fbi relativi alle intercettazioni dell'ex consulente della campagna di Trump, Carter Page. Si tratterebbe di una mossa dal valore puramente simbolico, essendo l'indagine ormai conclusa da tempo.  

Tra gli elementi "fuorvianti" sottoposti all'attenzione dei giudici per ottenere il via libera alle intercettazioni vi sarebbero le informazioni contenute nel controverso dossier anti-Trump preparato dall'ex agente dell'MI6 britannico, Christopher Steele.  

Il dossier si rivelò in seguito costruito in gran parte con informazioni non verificate o raccolte da fonti non dirette. Inoltre, emerse che il dossier preparato da Steele, che già in passato aveva collaborato con l'Fbi, era stato finanziato con soldi provenienti dalla campagna presidenziale di Hillary Clinton e con fondi del Democratic National Committee.