Rwm Italia ricorre contro lo stop all'export di armi in Arabia ed Emirati

Roberta Secci
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AGI Rwm Italia annuncia ricorsi contro il governo per la revoca delle licenze di esportazione verso l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. "Siamo di fronte a un provvedimento 'ad aziendam', che di fatto colpisce duramente solo Rwm Italia", ha dichiarato l'amministratore delegato, Fabio Sgarzi, dopo che l'Uama, l'Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamenti ha notificato all'azienda la revoca delle licenze all'esportazione di bombe d'aereo rilasciate tra il 2016 e il 2018. Fra queste c'è anche l'autorizzazione alla consegna, ancora da effettuare, di oltre metà delle 20 mila bombe del tipo 'MK' (circa 12.700 del valore di oltre 411 milioni di euro) della Rwm, che l'Italia aveva venduto a Riad nel 2016, quando era già iniziato l'intervento armato della coalizione saudita nello Yemen. A luglio del 2019 l'Italia aveva deciso la sospensione dell'export di armi verso Arabia Saudita ed Emirati arabi.

L'impatto su chi lavora nelle fabbriche di bombe

La Rwm Italia, del gruppo tedesco Rheinmetall Defence, ha due stabilimenti in cui produce armamenti in Italia, uno a Domusnovas, nel Sud Sardegna, e uno a Ghedi, nel Bresciano, dove si trova anche la sede principale Nel luglio 2020, l'azienda, per la fabbrica in Sardegna, ha comunicato il mancato rinnovo dei contratti per 80 lavoratori, e la cassa integrazione per gli altri 90. "Faremo ricorso nelle sedi opportune, anche a tutela delle centinaia di lavoratori dell'azienda, molti dei quali già finiti in cassa integrazione", preannuncia Sgarzi.

"Ai lavoratori e alle loro famiglie l'azienda assicura che farà l'impossibile per ottenere l'annullamento di un provvedimento ingiusto e punitivo". "Pur riconoscendo la complessità della situazione yemenita, il periodo 2019-2020 ha registrato molti passi concreti nella direzione di una stabilizzazione e pacificazione dell'area, contrariamente a quanto accaduto negli anni precedenti", argomenta l'amministrazione delegato di Rwm Italia. "Troviamo, quindi, la decisione del governo contraria alla verità dei fatti e a quanto stabilito nella mozione 1-00204 approvata dalla Camera il 26 giugno 2019".

 "La decisione, arrivata sul filo di lana, in un momento delicato per l'economia del Paese in piena pandemia e con un governo dimissionario, risulta inaccettabile anche per la strumentalizzazione che se ne sta facendo a fini politici", contrattacca Sgarzi. "È, inoltre, incomprensibile la disparità di trattamento rispetto alle altre aziende italiane del comparto Difesa. Per questo, non può essere scacciato, ad oggi, un cattivo pensiero: bisognava sacrificare Rwm Italia per lasciare intoccate le esportazioni delle altre società?"  Per la Rete italiana Pace e Disarmo, invece, la revoca delle licenze è un "atto di portata storica, che avviene per la prima volta nei 30 anni dall'entrata in vigore della Legge 185 del 1990 sull'export di armi". 

Secondo l'ad di Rwm, al contrario, "l'interruzione, per la prima volta, di contratti autorizzati da anni, fatta in maniera tale da colpire solo certi prodotti e solo certi Paesi, deve mettere in allarme tutta l'industria della Difesa e non solo: un precedente grave, sintomo di scarsa considerazione degli effetti generali delle decisioni prese, che perciò rischia di minare la credibilità dell'industria nazionale, a tutto vantaggio della concorrenza estera".

"Ora, chi si trova a sopportare le conseguenze di tutto questo, insieme all'azienda, sono le centinaia di lavoratori del territorio e le loro famiglie", fa presente l'ad. "Lo Stato ha prima reso possibile la crescita, autorizzando contratti pluriennali, e poi ha annullato tutto, come se niente fosse. E nei diciotto mesi di sospensione il governo è stato totalmente inerte, non avviando alcuna iniziativa per contenere i gravissimi danni economici e occupazionali derivanti dalle sue decisioni".

La lunga campagna per la riconversione

Ieri i senatori M5S della Commissione Esteri hanno rivendicato il merito della revoca delle licenze al Movimento, in particolare, al ministro Luigi Di Maio e al sottosegretario Manlio Di Stefano, ricordando "le campagne di pressione della società civile" in corso da anni, in particolare in Sardegna. "Il legame di sangue tra la Sardegna e lo Yemen è finalmente spezzato e aumentano le prospettive di pace per quel Paese martoriato", ha esultato ieri il Comitato Riconversione Rwm. "Si apre, per le comunità territoriali sarde occupate dalla fabbrica di bombe, ogni possibilità di riconversione pacifica e sostenibile per l'ambiente. Chiediamo alle istituzioni, ai cittadini e a tutti i portatori di interesse, di essere dalla parte giusta e di lavorare per sostenere l'occupazione e lo sviluppo del territorio in maniera lungimirante, per la costruzione di un mondo migliore in Sardegna e contemporaneamente nel globo, sempre più interdipendente".
 
La decisione del governo italiano era attesa, visto che la sospensione non può durare oltre 18 mesi e le condizioni in Yemen non permettevano di cancellarla. Anche la nuova amministrazione Usa ha deciso di sospendere, temporaneamente la vendita di armi all'Arabia Saudita e di caccia F-35 agli Emirati Arabi Uniti, giustificandola come una “misura di routine amministrativa" nell'ambito delle “revisioni delle decisioni prese sotto la presidenza di Trump”.